Macabro rinvenimento in Val Masino, emergono nuovi dettagli sull'escursionista trovato morto a quota 2.400
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Redazione Interno
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Alcuni escursionisti, transitando domenica mattina sul ripido Sentiero Roma, hanno scorto ciò che nessuno si augura di incontrare durante una passeggiata in montagna: un corpo, ormai in avanzato stato di decomposizione, abbandonato tra le rocce in prossimità del Passo del Barbacan. La macabra scoperta, avvenuta attorno alle undici e trenta a un'altitudine di 2.400 metri, ha immediatamente allertato i soccorsi, i quali, data l'asperità del luogo, hanno dovuto coordinare un'operazione di recupero particolarmente complessa. L'identità della vittima, un uomo di cinquantun anni originario della Toscana, è stata confermata soltanto in un secondo momento, dopo che le indagini delle forze dell'ordine, le quali si stanno ancora svolgendo per ricostruire l'esatta dinamica dei fatti, hanno permesso di risalire al suo nome attraverso la targa dell'automobile parcheggiata a valle.
Le operazioni di recupero in un terreno impervio
Il recupero del cadavere, che le prime stime suggeriscono giacesse in quel luogo da diverse settimane, è stato portato a termine soltanto nella giornata di lunedì, a causa delle oggettive difficoltà rappresentate dalla morfologia del territorio. Un elicottero del 118, decollato dall'aviosuperficie di Caiolo, è infatti intervenuto per prelevare la salma, mantenendosi a una quota operativa elevata per calare gli specialisti direttamente sul punto del ritrovamento. L'area, nota agli alpinisti per la sua accessibilità non proprio agevole, ha richiesto una perfetta sincronizzazione tra il pilota e la squadra a terra, la quale ha potuto constatare come il corpo non presentasse, in apparenza, i segni inequivocabili di una caduta rovinosa.
Il mistero sulle cause della morte
Proprio l'assenza di traumi evidenti riconducibili a un incidente, unita alla posizione in cui l'escursionista è stato ritrovato, ha spinto gli investigatori a considerare con attenzione l'ipotesi di un malore improvviso, forse cardiaco, che potrebbe aver colto l'uomo durante la sua camminata. Le condizioni del corpo, come è facile immaginare dopo un così lungo lasso di tempo trascorso all'aperto, non permettono di trarre conclusioni affrettate, lasciando così un velo di mistero su quanto sia realmente accaduto in quel tratto di sentiero. Le autorità, dal canto loro, stanno procedendo con le consuete e doverose verifiche, incrociando i dati in loro possesso con quelli forniti dai familiari, ai quali va il pensiero più profondo in queste ore di grande dolore.
La dinamica della scomparsa e l'identificazione
La ricostruzione dei giorni che hanno preceduto la tragedia indica che l'escursionista, partito da solo per la sua gita, era stato dato per disperso da qualche tempo, sebbene non sia ancora chiaro quando esattamente fosse avvenuta l'ultima comunicazione con i suoi cari. È stato proprio il veicolo lasciato in sosta a fornire il primo, fondamentale indizio per l'identificazione, permettendo di risalire alla città di Piombino, in provincia di Livorno, come suo luogo di residenza. Un episodio, questo, che si aggiunge purtroppo alla lunga e triste cronaca di incidenti in montagna, i quali, non di rado, vedono come protagonisti camminatori solitari che si avventurano su percorsi di alta quota senza una adeguata preparazione o senza aver informato qualcuno del proprio itinerario.




