Accordo sulla manovra: banche e assicurazioni verseranno 11 miliardi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il governo ha chiuso la partita del contributo straordinario per il mondo creditizio e assicurativo, dopo un negoziato serrato che ha visto la premier Giorgia Meloni scendere direttamente in campo per chiudere la trattativa. La cifra complessiva, che ammonta a undici miliardi di euro, è stata svelata dal Documento programmatico di bilancio, il quale, inviato a Bruxelles e al Parlamento italiano, delinea un prelievo spalmato su un triennio a partire dal 2026. Quattro miliardi e quattrocento milioni sono previsti per il primo anno, mentre il resto verrà ripartito nei due esercizi successivi; misure che, secondo quanto si apprende, potrebbero coinvolgere, seppur marginalmente, anche il vasto e articolato settore parabancario, che opera nel risparmio e nei servizi finanziari.

L'intesa di maggioranza e il via libera in Consiglio dei ministri

L’intesa all’interno del centrodestra, raggiunta in un vertice serale a Palazzo Chigi tra i leader di governo, ha permesso alla legge di bilancio di approdare in Consiglio dei ministri per l’approvazione definitiva. Il meccanismo concordato, che si basa su una tassazione degli utili accantonati a riserva, prevede un’aliquota del ventisette e mezzo per cento, applicandosi a un perimetro temporale ben definito e circoscritto. A questo prelievo, di carattere obbligatorio, si affiancherà poi una componente volontaria, lasciando agli istituti di credito la facoltà di decidere se destinare ulteriori risorse.

La mediazione finale e la linea di Tajani

A un passo dall’insediamento del Cdm, la maggioranza ha dunque trovato la quadra su una misura molto discussa, la cosiddetta tassa sugli extraprofitti, la cui definizione ha richiesto un confronto eccezionale. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, sebbene in collegamento da Washington dove aveva incontrato il presidente di Bankitalia Fabio Panetta, ha partecipato attivamente alla trattativa, mentre all’interno della coalizione non sono mancate posizioni difformi. Antonio Tajani, in particolare, ha tenuto una linea dura, puntando i piedi per ottenere una mano lieve sul comparto bancario, temendo ripercussioni sulla stabilità del sistema.

La chiamata decisiva della premier Meloni

È stata proprio la presidente del Consiglio, tuttavia, a mettere la parola fine alle trattative, con una mossa diretta e risolutiva. Nel corso del vertice con i leader di maggioranza, Giorgia Meloni ha personalmente alzato il telefono per chiamare i vertici dell’Abi, l’Associazione Bancaria Italiana. Illustrando le norme in via di definizione, ne ha limato alcuni aspetti e ne ha cancellati degli altri, in un’ultima dimostrazione di volontà di dialogo; al contempo, ha fatto capire con chiarezza che la trattativa era giunta al suo epilogo, esortando gli interlocutori a un contributo che, sebbene oneroso, veniva presentato come necessario e non più rinviabile.

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