Mondiali, il Canada travolge il Qatar ma l’infortunio di Koné getta un’ombra sulla vittoria
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Redazione Sport
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La festa per la prima vittoria in un Mondiale che si preannunciava storica per il Canada si è trasformata, nell’arco di pochi secondi, in un dramma che ha gelato il pubblico di Vancouver e lasciato i giocatori di entrambe le squadre in uno stato di shock profondo, quasi catatonico.
I canadesi, che dopo il deludente pareggio contro la Bosnia negli spareggi di marzo e la sconfitta subita ieri per 4-1 dalla Svizzera nel gruppo B, avevano assolutamente bisogno di una reazione veemente per tenere vivo il sogno della qualificazione ai sedicesimi, hanno invece ottenuto un successo netto per 5-0 contro il Qatar che, tuttavia, è passato in secondo piano di fronte alla brutalità di un episodio che ha segnato l’inizio del secondo tempo.
Mentre Stati Uniti e Messico, gli altri due organizzatori del maxi torneo, avevano fin qui viaggiato spediti vincendo le rispettive partite d’esordio, la squadra di casa ha dovuto attendere la seconda giornata per sbloccarsi, e l’ha fatto con una prestazione autoritaria che lasciava presagire un riscatto pieno, se non fosse che l’entusiasmo è stato bruscamente interrotto dallo scontro che ha coinvolto Ismaël Koné, centrocampista del Sassuolo, e il qatariota Madibo.
Il tackle che ha cambiato la partita
A risultato ormai ampiamente al sicuro, con il Canada che dominava il gioco e il Qatar incapace di reagire, Koné è stato raggiunto da un intervento falloso partito alle sue spalle, un durissimo tackle che ha colpito la gamba sinistra del giocatore mentre era in corsa, producendo un movimento del tutto innaturale dell’arto che ha immediatamente fatto presagire il peggio.
La gamba si è spezzata sotto gli occhi di decine di migliaia di spettatori e dei compagni, che si sono subito resi conto della gravità della situazione, raggruppandosi in cerchio intorno al loro compagno per proteggerlo dagli sguardi curiosi e per favorire l’intervento tempestivo dei medici, mentre sullo stadio calava un silenzio irreale rotto solo dai singhiozzi e dalle grida di disperazione che provenivano dal campo.
Il calciatore del Qatar, Madibo, autore del fallo che gli è valso l’espulsione diretta, è stato il primo a mortificarsi pubblicamente, e le sue lacrime incontrollabili, mentre si allontanava dal terreno di gioco, hanno raccontato meglio di qualsiasi moviola la consapevolezza di aver causato un danno enorme a un collega; la sua reazione, visibilmente sconvolta, ha contribuito a creare un clima di angoscia collettiva che ha accomunato giocatori avversari, staff tecnico e persino i tifosi più accesi, solitamente proclivi a esultare per ogni gol.
Koné, uscito in barella e trasportato d’urgenza in ospedale con un’ambulanza che ha attraversato il campo sotto lo sguardo attonito di tutti, ha visto così concludersi anzitempo la sua avventura mondiale, un sogno infranto da un episodio che nessuno avrebbe voluto vedere e che ora solleva inevitabili interrogativi sull’intensità del gioco e sulla necessità di una maggiore protezione per i calciatori.
Il gelo nello spogliatoio canadese
Tra i calciatori in campo, molti dei quali sotto shock, spiccava la figura di David, lo juventino che ha assistito impotente alla scena, e i suoi occhi sgranati mentre Koné veniva caricato in ambulanza sono diventati l’emblema di una serata che avrebbe dovuto essere di festa e che invece si è trasformata in un incubo; l’allenatore Marsch, visibilmente scosso, ha avuto un acceso scambio di battute con il suo omologo Lopetegui dopo il novantesimo, un alterco che la telecamera ha immortalato ma di cui al momento non si conoscono i dettagli, se non che la tensione accumulata durante la partita e
L’episodio dell’infortunio abbiano certamente contribuito ad alimentare gli animi. La vittoria per 5-0, che pure proietta il Canada verso i sedicesimi con rinnovate speranze, rischia di restare un ricordo amaro per i giocatori, consapevoli che il prezzo pagato per quei tre punti è stato altissimo e che la loro corsa al Mondiale dovrà proseguire senza uno dei suoi elementi più importanti.
Il gesto di Madibo, che pure è stato sanzionato con il cartellino rosso, ha scatenato un dibattito immediato tra i commentatori e gli addetti ai lavori, i quali si interrogano se un intervento di quella violenza possa essere considerato semplicemente un errore di valutazione o se invece nasconda una cattiveria che non ha posto in uno sport già di per sé fisico come il calcio; la disperazione del qatariota, che piangeva a dirotto mentre i compagni tentavano di consolarlo, ha però spinto molti a propendere per la prima ipotesi, quella di un fallo frutto di una frazione di secondo sbagliata, ma
Le conseguenze, purtroppo, sono quelle che sono e nessun pentimento potrà restituire a Koné il suo Mondiale. Il centrocampista del Sassuolo, ora ricoverato in ospedale, dovrà sottoporsi a un lungo percorso di riabilitazione che lo terrà lontano dai campi per diversi mesi, una tegola non indifferente anche per il suo club di appartenenza che perde un giocatore chiave nel momento più importante della stagione.
Un successo amaro per la squadra di casa
Per il Canada, che aveva fallito al debutto contro una Bosnia poi schiantata dalla Svizzera, la partita contro il Qatar era un crocevia obbligato per rilanciare le proprie ambizioni e dimostrare che il ruolo di organizzatore non era solo un peso ma anche un’opportunità per crescere, e in effetti la squadra di Marsch ha risposto presente con una prestazione corale che ha annichilito gli avversari; il punteggio di 5-0, costruito con gol di pregevole fattura e una solidità difensiva che era mancata nelle uscite precedenti, sembrava la fotografia perfetta di un riscatto, ma l’infortunio di Koné ha
Alterato irrimediabilmente la percezione di quella che sarebbe stata una serata storica. I giocatori canadesi, dopo il fischio finale, non hanno esultato come ci si sarebbe aspettati, ma sono rimasti a lungo in campo a parlare tra loro, quasi a cercare un conforto reciproco che andasse oltre la semplice gioia per i tre punti, consapevoli che il loro cammino in questo Mondiale dovrà fare i conti con un’assenza pesantissima e con un trauma psicologico che non si supera certo con una vittoria.
D’altro canto, il Qatar, già eliminato virtualmente dopo le due sconfitte consecutive, ha lasciato il campo con la sensazione di aver perso molto più di una partita, e le lacrime di Madibo, unite a quelle di alcuni suoi compagni, hanno raccontato il senso di colpa e di impotenza che ha pervaso l’intero gruppo; il calcio, si sa, è fatto di episodi, ma quando questi episodi mettono a rischio l’incolumità fisica di un atleta, ogni discorso tattico o tecnico passa in secondo piano, e rimane solo il rammarico per un incidente che avrebbe potuto essere evitato.
Resta ora da capire se l’arbitro, che ha espulso Madibo senza esitazione, abbia valutato correttamente la dinamica del fallo, o se invece, come alcuni sostengono, il cartellino rosso possa essere considerato una sanzione sufficiente per un gesto che ha avuto conseguenze così gravi; di certo, le immagini dello scontro continueranno a far discutere per molto tempo, e la federazione internazionale potrebbe decidere di aprire un’inchiesta per valutare eventuali provvedimenti aggiuntivi, ma al momento l’unica priorità è la salute di Koné e il suo percorso di recupero.




