Caos voli negli Usa per lo shutdown, ora la crisi minaccia i collegamenti con l'Europa

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump affronta il più lungo blocco amministrativo della storia federale, giunto ormai al suo trentanovesimo giorno, il sistema aeroportuale nazionale sprofonda in una crisi operativa senza precedenti, la quale, dopo aver colpito prevalentemente le tratte interne, inizia a mostrare i suoi primi effetti negativi anche sulle rotte transatlantiche. Centinaia di migliaia di passeggeri, molti dei quali diretti verso l'Europa, si trovano infatti costretti a rivedere i propri piani di viaggio a causa delle massicce cancellazioni che hanno interessato quasi millesettecento voli nel corso di un solo fine settimana, un dato allarmante che riflette la progressiva rarefazione del personale di terra e dei controllori di volo, i quali, non percependo lo stipendio, hanno cominciato a dichiararsi in malattia in numero crescente.

Il picco delle cancellazioni e l'allarme per i viaggi internazionali

Sebbene la giornata di sabato abbia registrato un leggero miglioramento con settecentocinquanta voli annullati, un numero inferiore rispetto al migliaio e più della giornata precedente, le autorità competenti hanno sottolineato con decisione come questa apparente tregua non costituisca affatto un ritorno alla normalità, bensì il preludio di un'ondata di disagi ben più ampia e destinata a estendersi, di fatto, anche ai principali hub internazionali. I maggiori scali, da New York a Chicago e da Dallas ad Atlanta, stanno già vivendo situazioni di paralisi parziale, con annunci di ritardi e cancellazioni che si susseguono senza sosta negli aeroporti più importanti, mentre all'estero, in particolar modo ad Amsterdam e a Tokyo, si iniziano a contare i primi contraccolpi di un fenomeno che non conosce più confini nazionali.

La radice della crisi nel braccio di ferro politico a Washington

All'origine di questo caos, che ha già prodotto un cumulo di cinquemila tra cancellazioni e ritardi, vi è esclusivamente lo stallo politico al Congresso sulla legge di bilancio, un braccio di ferro che priva le agenzie federali dei fondi necessari al loro regolare funzionamento. Il Senato, nel tentativo di porre rimedio a una situazione divenuta ormai insostenibile, ha proseguito i suoi lavori anche durante il fine settimana, cercando febbrilmente un accordo bipartisan che possa sbloccare lo shutdown, un meccanismo che, dal lontano 1976 sotto la presidenza del democratico Gerald Ford, si è ripetuto per oltre venti volte nella storia americana, toccando il suo picco negativo proprio in queste ore.

Una storia di interruzioni e il costo economico del blocco

Questo tipo di paralisi amministrativa, che non ha distinzione di colore politico avendo coinvolto sia presidenti democratici che repubblicani, era già occorso durante il primo mandato di Trump, quando si registrò un blocco di trentacinque giorni con un costo stimato di undici miliardi di dollari per l'economia nazionale. Oggi, superato quel record, il paese si trova a dover fronteggiare non solo le ripercussioni finanziarie, ma anche un concreto e crescente rischio per la mobilità e la sicurezza dei suoi cittadini, un problema che si prospetta particolarmente critico in vista delle imminenti festività del Giorno del Ringraziamento, tradizionalmente caratterizzate da un intensissimo flusso di spostamenti.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.