Uruguay, il pugno duro della federazione: niente aereo privato per i calciatori, Bielsa verso l'addio
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Redazione Sport
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La delusione per la prematura eliminazione dal Mondiale, sancita dalla sconfitta contro la Spagna che ha chiuso un cammino già ampiamente compromesso, ha scatenato una reazione durissima da parte della federcalcio uruguayana. Una reazione che ha assunto i contorni di un vero e proprio pugno nello stomaco per i giocatori della Celeste, ai quali è stata inflitta una punizione esemplare e in un certo senso simbolica, volta a sottolineare il fallimento di una spedizione che doveva essere ben più ambiziosa.
La prima decisione, infatti, è stata quella di cancellare il volo charter che avrebbe dovuto riportare in patria l'intera delegazione, costringendo ogni calciatore a organizzarsi il rientro dagli Stati Uniti con un volo di linea commerciale.
La risposta della federazione dopo il flop mondiale
La mossa della Asociación Uruguaya de Fútbol, che ha scelto di negare il mezzo di trasporto privato solitamente riservato alla nazionale per i grandi eventi, rappresenta un gesto di chiara e inequivocabile volontà di prendere le distanze da una prestazione ritenuta complessivamente insufficiente.
Il provvedimento, che colpisce nell'orgoglio e nella logistica un gruppo di calciatori abituati a determinati standard, è stato accolto come un messaggio diretto e senza mezzi termini: la gestione dell'eliminazione al primo turno, con due pareggi e una sconfitta che non hanno permesso alla Celeste di rientrare nemmeno tra le migliori terze, non può essere archiviata come un semplice incidente di percorso. Le voci che si rincorrono, inoltre, danno per imminente un altro importante scossone, destinato a cambiare radicalmente il volto della panchina uruguaiana.
Bielsa, l'addio sembra ormai scritto
Il nome di Marcelo Bielsa, il commissario tecnico argentino che aveva preso le redini della squadra con l'obiettivo di imprimere un cambio di marcia e un'identità tattica precisa, è ormai al centro di un dibattito che pare avere una sola, possibile conclusione. La sconfitta con la Spagna, che ha messo la parola fine sulle speranze di qualificazione, ha accelerato un processo di rottura che covava da tempo e che le recenti prestazioni hanno reso inevitabile.
La federazione starebbe valutando l'esonero dell'allenatore, che in ogni caso ha un contratto in scadenza e che difficilmente potrebbe proseguire il suo lavoro dopo un Mondiale che ha rappresentato un netto passo indietro rispetto alle attese, alimentando critiche e malumori all'interno dello spogliatoio.
L'incubo di Muslera tra errori e una sostituzione storica
A pagare il prezzo più alto in termini di immagine e prestazione è stato senza dubbio Fernando Muslera, il veterano portiere di 40 anni che ha vissuto una delle pagine più amare della sua lunga carriera in nazionale. Per lui, alla quinta partecipazione a un Mondiale, il torneo si è trasformato in un incubo costellato di errori decisivi, tanto da essere sostituito all'intervallo dell'ultima gara, un evento che non accadeva per un portiere in una Coppa del Mondo dal lontano 1994.
L'episodio, che ha assunto i contorni di una resa, è stato il tragico epilogo di un cammino funestato da papere clamorose, come quella sul tiro non irresistibile di Alex Baena che ha condannato l'Uruguay nella sfida decisiva e ha contribuito a fare di lui il primo portiere nella storia della competizione a commettere un errore che ha portato a un gol in tutte e tre le partite della fase a gironi.
Una crisi profonda e una squadra in frantumi
Al di là delle decisioni punitive e dell'inevitabile dibattito sul futuro della guida tecnica, l'eliminazione dell'Uruguay lascia sul campo l'immagine di una squadra in profonda crisi, incapace di esprimere il gioco e la personalità che da sempre contraddistinguono la tradizione del calcio charrúa.
Le tensioni nello spogliatoio, le voci di un rapporto logoro tra Bielsa e alcuni dei senatori della Celeste, culminate in una riunione ad alta tensione prima della partita con la Spagna, e le prestazioni opache dei singoli, con l'eccezione di brevi sprazzi di gioco, dipingono il ritratto di una nazionale che ha toccato uno dei punti più bassi della sua storia recente. Il pugno duro della federazione rappresenta la presa d'atto di un fallimento collettivo, un tentativo di ricostruire su basi diverse dopo aver spazzato via le macerie di un Mondiale da dimenticare il prima possibile.




