L'addio amaro di Bielsa all'Uruguay: "Non lascio nulla", e la dedica di Baena commuove la Spagna
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
La sconfitta contro la Spagna, maturata nella terza e decisiva giornata del Gruppo H, ha sancito l'eliminazione dell'Uruguay dai Mondiali del 2026. Un ko che per la Celeste, trascinata in un girone sulla carta abbordabile, si traduce in un'esperienza amara e densa di conseguenze, a partire dalle parole al vetriolo del suo allenatore, Marcelo Bielsa.
La partita, vinta dagli spagnoli grazie al gol di Alex Baena, non resterà nella storia per il suo valore tecnico, quanto piuttosto per il momento di profonda commozione vissuto dallo stesso marcatore, che ha dedicato la rete decisiva alla piccola Maria Caamaño, una bambina di Salamanca scomparsa ad aprile a causa di un sarcoma di Ewing. Un gesto che ha toccato il pubblico e che ha offerto un contraltare umano alla tensione di un match che nel secondo tempo si è guastato ulteriormente a causa di alcuni fallacci.
La confessione di Bielsa: "Un passaggio che non ha lasciato nulla"
A margine dell'incontro, il tecnico argentino Marcelo Bielsa ha tenuto una conferenza stampa che per franchezza e durezza ha pochi precedenti nella sua stessa carriera. Dopo la deludente campagna dell'Uruguay, che ha raccolto solo due punti in tre partite grazie ai pareggi con Arabia Saudita e Capo Verde, Bielsa non ha cercato alibi, assumendosi tutta la responsabilità del fallimento.
"Quello che io lascio al calcio uruguaiano è niente", ha dichiarato con voce rotta, aggiungendo che qualsiasi contributo un allenatore possa dare in tre anni di lavoro non si consolida mai se non arrivano i risultati. Il quarto posto nelle qualificazioni e il terzo posto in Copa América, a suo dire, non hanno avuto alcun valore, e la prestazione in questo Mondiale non ha certo bisogno di essere definita ulteriormente. Parole pesanti che certificano la fine di un ciclo, con il tecnico che aveva già annunciato la sua intenzione di non rinnovare il contratto in scadenza dopo il torneo.
La rottura nello spogliatoio e il caso Muslera
Il clima all'interno del gruppo uruguaiano era apparso teso già nei giorni precedenti la sfida decisiva, con alcune voci che raccontavano di un confronto acceso tra il commissario tecnico e alcuni dei senatori della squadra. I giocatori, tra cui Federico Valverde, avrebbero espresso perplessità sui metodi di allenamento, ritenuti troppo intensi, e sulle scelte tattiche, preferendo un approccio più cauto contro la Spagna.
Se la tensione si è percepita in campo, con la sostituzione di Valverde al 56' che non è stata accompagnata da uno sguardo tra il giocatore e il mister, l'episodio più eclatante ha riguardato il portiere Fernando Muslera. A sorpresa, Bielsa ha tolto il veterano all'intervallo dopo la sua papera sul gol di Baena, ma ha poi rivelato che la decisione era stata presa dallo stesso giocatore, il quale ha chiesto di uscire.
L'allenatore ha spiegato di aver voluto mantenere la fiducia in Muslera, schierandolo nonostante gli errori precedenti, ma la sua scelta ha comunque acceso i riflettori su un rapporto ormai logoro con il gruppo.
Un'eliminazione storica per l'Uruguay
Con questa eliminazione, l'Uruguay ha scritto una pagina nera della sua storia calcistica. Per la prima volta, la Celeste viene eliminata per due volte consecutive nella fase a gironi dei Mondiali, un fatto mai accaduto prima d'ora. Dopo il ko nel 2022, la spedizione messicana ha confermato un trend negativo che sembra lontano dagli anni d'oro della nazionale sudamericana.
I numeri parlano chiaro: nessuna vittoria in tre partite, un solo gol segnato su azione (e quello su errore del portiere) e una produzione offensiva imbarazzante che ha spento le speranze di una qualificazione che sembrava alla portata. Un disastro annunciato che lascia strascichi pesanti, con un allenatore che se ne va autoflagellandosi e una squadra che dovrà ricostruire da zero la propria identità.




