Alberto Aquilani è il nuovo allenatore del Sassuolo, un ritorno in neroverde dopo l’addio di Grosso

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il respiro profondo dell’estate, quando il calciomercato è ancora in fase di fermento iniziale, porta spesso con sé scelte che sanno di scommessa. Il Sassuolo, però, ha deciso di giocare una carta che conosce bene, affidandosi a un volto noto per scrivere il prossimo capitolo della sua storia. Alberto Aquilani, quarantun anni compiuti a Roma, è ufficialmente il nuovo tecnico della prima squadra, un incarico che gli deriva dopo l’addio di Fabio Grosso, passato sulla panchina della Fiorentina.

Un movimento, questo, che ridisegna gli equilibri di due panchine importanti nel panorama italiano e che proietta l’ex centrocampista verso quella che rappresenta la sua prima, vera, esperienza da capo allenatore nella massima serie.

Un legame che si rinnova, tra passato recente e ambizioni future

La narrazione che accompagna l’arrivo di Aquilani non può prescindere da un elemento: si tratta di un ritorno. Nel gennaio del 2017, l’ex gioiello di Roma e Liverpool indossò la maglia neroverde, collezionando sedici presenze e accumulando poco più di milleduecento minuti giocati. Seppur breve, quel passaggio lasciò un ricordo solido nell’ambiente, al punto che Veronica Squinzi, amministratore delegato di Mapei e vicepresidente del club, ha accolto la sua nomina sottolineando proprio la continuità ideale con quel periodo.

“Da allora siamo cresciuti entrambi”, ha dichiarato la dirigente – e in effetti, la scelta di puntare su un allenatore giovane, ma forgiato da esperienze significative in cadetteria, sembra voler unire la memoria affettiva a una precisa strategia tecnica.

L’eredità di Grosso e il bagaglio accumulato in B

Aquilani raccoglie un’eredità pesante, quella lasciata da Grosso, ma arriva a Sassuolo forte di un curriculum che nelle ultime stagioni ha saputo attirare l’attenzione degli addetti ai lavori. Dopo aver lavorato nel settore giovanile della Fiorentina – dove tra l’altro vinse tre Coppe Italia Primavera consecutive – il tecnico romano ha deciso di misurarsi con la difficoltà della Serie B. Prima un periodo interlocutorio al Pisa, poi la vera consacrazione sulla panchina del Catanzaro.

Ed è proprio quell’ultima annata, conclusa con la sconfitta nella finale playoff contro il Monza, a rappresentare il suo biglietto da visita più convincente. Nonostante la beffa del regolamento – che premiò i brianzoli per il miglior piazzamento nella regular season nonostante il pari complessivo nella doppia sfida – Aquilani dimostrò di saper gestire un gruppo con personalità, sfiorando quella promozione che, ora, cercherà di conquistare da altra prospettiva.

Il club emiliano, reduce da un’annata di tranquillo mestiere in cui ha chiuso all’undicesimo posto, gli affida dunque una rosa che, pur necessitando di ritocchi, vanta ancora colonne portanti come Domenico Berardi. Si dice che per lui sia pronto un contratto biennale, a testimonianza della fiducia che la dirigenza ripone in un progetto che guarda alla crescita graduale.

Nessuna pressione immediata, nessun proclama, ma la consapevolezza che il salto di categoria per Aquilani rappresenti la naturale evoluzione di una carriera iniziata davanti ai monitor della moviola e proseguita tra le panchine del Sud Italia.

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