Mondiali 2026, l’iraniana esclusa dal Congresso Fifa e l’ombra del ripescaggio azzurro

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La notizia, per certi versi attesa, è arrivata nella tarda serata di ieri: l’Iran non prenderà parte al 76esimo Congresso Fifa in programma giovedì 30 aprile a Vancouver. I dirigenti del calcio iraniani, tra i quali figura anche il presidente federale Taj, sono stati letteralmente bloccati all’aeroporto di Toronto, su segnalazione degli agenti di sicurezza canadesi, che ne hanno impedito l’ingresso nel Paese. Una decisione, quella di Ottawa, che raramente viene adottata con così poco preavviso, ma che evidentemente risponde a sollecitazioni provenienti da livelli istituzionali elevati.

La “provocazione” di Seattle e il tricolore al posto della bandiera iraniana

Mentre la delegazione asiatica rimaneva ferma al terminal canadese, dagli Stati Uniti arrivava un’immagine destinata a fare il giro del web. Sullo stadio di Seattle, uno degli impianti che ospiterà i gironi G, D e B dei prossimi Mondiali, sventola felicemente il tricolore italiano. Quello iraniano, invece, non c’è. Qualcuno, forse con un eccesso di ottimismo, l’ha definito un segnale. «Benvenuta Italia», hanno scritto alcuni tifosi, facendo riferimento a una delle tante provocazioni che da mesi accompagnano la tentazione – chiamiamola così – di un ripescaggio degli azzurri al posto degli iraniani.

La “battaglia” dell’inviato di Trump e le quote dei bookmaker

A tenere viva la fiammella, occorre riconoscerlo, è stato soprattutto Paolo Zampolli, l’inviato speciale del presidente americano Donald Trump – che, come si sa, siede alla Casa Bianca ormai da più di un anno –, il quale, forte delle sue origini italiane, ha avviato una singolare pressione sulla Fifa per convincere il numero uno dell’organismo, Infantino, a cambiare le carte in tavola. Una pressione che, va detto, non ha ancora sortito effetti ufficiali, ma che ha trovato un inaspettato alleato nei bookmaker. Da qualche settimana le quote sull’esclusione dell’Iran dalla Coppa del Mondo si sono abbassate in modo significativo, e persino gli addetti ai lavori, che fino a poco tempo fa liquidavano la faccenda come una fandonia, oggi ammettono che qualcosa si sta muovendo.

Il conflitto e la guerra come sfondo (non dichiarato) del congresso Fifa

L’Iran, qualificato di diritto al Mondiale che si terrà tra giugno e luglio negli Stati Uniti, resta al centro delle cronache per il conflitto in corso con l’America. Una tensione che i servizi di sicurezza canadesi non hanno evidentemente voluto ignorare, tanto da suggerire un blocco totale della delegazione. E qui, naturalmente, si innesta la speranza italiana: quella, per intenderci, di un ripescaggio che nessuna smentita ufficiale è riuscita finora a far morire del tutto. La stessa Fifa, dal canto suo, non ha rilasciato dichiarazioni definitive, lasciando così aperto uno spiraglio – per quanto microscopico – nel quale s’infilano ogni giorno nuovi indizi, dalle bandiere sbagliate alle riunioni saltate.

Dalla Bosnia alle agenzie di sicurezza, una catena di eventi inspiegabile

Era successo tutto dopo la sconfitta degli azzurri in Bosnia, con la mancata qualificazione che aveva gettato lo sport italiano in una sorta di depressione collettiva. Da allora, di acqua sotto i ponti ne è passata, e molte cose sono cambiate. L’esclusione dei vertici iraniani dal Congresso Fifa di Vancouver rappresenta un fatto concreto, non più una chiacchiera da bar. E se a questo si aggiunge che il Congresso serve proprio a definire le ultime questioni organizzative in vista dell’appuntamento mondiale, allora diventa lecito chiedersi: chi siederà al posto degli iraniani, se mai decidessero di escluderli del tutto? Nessuno, per ora, lo sa. Ma il dubbio, ormai, è legittimo.

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