I resti di Daniela Ruggi recuperati nella torre di Vitriola, la procura indaga per omicidio
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Redazione Interno
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A distanza di quasi due anni dalla scomparsa, il corpo di Daniela Ruggi ha restituito la verità che i ruderi della torre Pignone, a Vitriola, avevano gelosamente custodito per tutto questo tempo. La gran parte dello scheletro della 32enne, come riporta il telegiornale della Tgr Emilia-Romagna, è stata finalmente rinvenuta all'interno di quell'edificio diroccato sull'Appennino modenese, una frazione di Montefiorino dove già lo scorso primo gennaio due escursionisti avevano casualmente trovato il teschio.
Gli inquirenti, che procedono ormai da mesi nell'ambito di un fascicolo aperto per omicidio volontario contro ignoti, hanno potuto così verificare l'ipotesi – sempre più concreta – che la giovane non abbia mai lasciato quel luogo dopo il suo allontanamento, avvenuto nel settembre del 2024.
Le operazioni di scavo e i consulenti forensi
Le operazioni, che hanno visto salire nel borgo i carabinieri del reparto operativo di Modena, si sono avvalse del supporto di archeologi forensi incaricati dalla Procura; questi professionisti – come si è visto in casi analoghi di investigazione sui resti – hanno proceduto a rimuovere i detriti per strati, in particolare le pesanti assi del tetto crollato, per isolare e repertare ogni singolo frammento osseo.
Accanto a loro, ha preso parte ai sopralluoghi anche l’avvocata Deborah Di Cicco, legale del fratello della vittima (costituitosi parte offesa), mentre una gru ha spostato le macerie più ingombranti per consentire di capire esattamente dove fosse posizionato il corpo al momento del cedimento di alcuni pavimenti interni. La loro attenzione, tuttavia, non si è concentrata esclusivamente sulle ossa: ogni oggetto rinvenuto tra le macerie – inclusi indumenti che si ritiene appartenessero alla 32enne – è stato meticolosamente recuperato per essere sottoposto ad accertamenti.
Gli indizi e i reperti sotto analisi
D’altronde, come hanno sempre sostenuto gli inquirenti, era difficile pensare che dopo il ritrovamento del cranio i resti fossero molto lontani da lì, e le recenti battute di scavo non hanno fatto altro che confermare questa tesi.
Tra i reperti che rivestono un particolare interesse investigativo spicca, in particolare, una coppa di reggiseno (già rinvenuta a gennaio) che la difesa del fratello della donna ha chiesto di analizzare attraverso una perizia merceologica; i consulenti incaricati dalla legale – tra cui una genetista già nota per altri casi giudiziari – cercheranno di stabilire se quel capo d’abbigliamento sia stato strappato da un animale o, piuttosto, reciso da una mano umana.
I Ris di Parma, che avevano già analizzato il tessuto trovandolo troppo deteriorato per estrarre un profilo Dna, dovranno ora rispondere a quesiti più specifici sulla dinamica della rottura.
Le ipotesi investigative sulla dinamica
Se da un lato gli accertamenti scientifici dovranno ancora chiarire se la morte sia conseguenza di un incidente (forse legato al crollo dei solai interni) o di un gesto volontario, l’impostazione data al fascicolo suggerisce che la procura abbia sempre guardato con scetticismo alla pista dell’infortunio.
Gli investigatori stanno incrociando i contatti e le frequentazioni della vittima, cercando di ricostruire le sue ultime ore; l’unico indagato per sequestro di persona (soprannominato "lo sceriffo") ha ricevuto una richiesta di archiviazione, lasciando il fronte delle indagini aperto verso soggetti ancora senza un nome.
Quello che appare ormai certo, agli occhi dei tecnici che lavorano sul posto, è che la torre Pignone rappresenti non solo il luogo del ritrovamento, ma con ogni probabilità anche quello in cui si è consumata la tragedia, a poche centinaia di metri – circostanza questa che non fa che accrescere il mistero – dall’abitazione della giovane scomparsa.




