L’eruzione del monte Dukono e la scelta fatale dei tre escursionisti morti in Indonesia
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Redazione Esteri
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L’Indonesia, terra di fuoco e di contraddizioni geologiche dove la crosta terrestre sembra non voler trovare pace, ha registrato l’ennesima, drammatica manifestazione di questa violenza silenziosa: il vulcano Dukono, situato sulla remota isola di Halmahera nella provincia delle Molucche Settentrionali, è entrato in eruzione venerdì 8 maggio 2026 alle 7:41 ora locale – le 00:41 in Italia – sprigionando una colonna di cenere vulcanica alta circa dieci chilometri. Una quota, quest’ultima, che ha reso l’evento visibile a decine di chilometri di distanza e che ha immediatamente innescato protocolli di emergenza in un’area già segnata da una frequente attività eruttiva. Tre escursionisti, di cui due cittadini di Singapore e un indonesiano, hanno perso la vita nel corso di quell’evento, vittime di una furia che – secondo le prime ricostruzioni delle autorità locali – non li ha colti del tutto impreparati, ma che li ha invece trovati in una posizione vulnerabile lungo i pendii del vulcano.
Un gruppo di venti alpinisti, una scalata iniziata giovedì e un divieto disatteso
Il capo della polizia di North Halmahera, Erlichson Pasaribu, ha riferito che circa venti alpinisti avevano iniziato a scalare la montagna – la cui vetta raggiunge quasi 1.355 metri – nella giornata di giovedì, rimanendo poi bloccati quando l’attività eruttiva si è intensificata. Ciò che trasforma questo episodio da semplice tragedia naturale a evento giudiziariamente rilevante è la circostanza, confermata dalla stessa fonte, secondo cui gli escursionisti erano saliti nonostante un divieto formale di accesso all’area. Le squadre di soccorso, attivate a ridosso dell’esplosione, sono riuscite a evacuare diciassette componenti del gruppo; due persone, invece, sono volontariamente rimaste nella zona per assistere le operazioni di recupero dei corpi. Le ricerche, coordinate dalla polizia locale, si sono concentrate sui pendii settentrionali, quelli maggiormente esposti alla caduta di materiale piroclastico.
La colonna di dieci chilometri, i venti che spingono la cenere verso nord e il rischio di colate
L’Agenzia di vulcanologia indonesiana (PVMBG) ha confermato i parametri tecnici dell’eruzione, sottolineando un elemento di particolare preoccupazione per le popolazioni insediate a valle: a causa della direzione dei venti, la nube di cenere si sta attualmente spostando verso nord, una traiettoria che interessa direttamente aree residenziali e la vicina città di Tobelo. Qui, le autorità locali hanno messo in allerta i residenti per il rischio di colate di fango vulcanico – tecnicamente definite lahars – qualora precipitazioni dovessero abbattersi sulla zona, mescolandosi con gli strati di cenere fresca e generando torrenti di fango ad alta densità. Un pericolo, quest’ultimo, spesso sottovalutato ma storicamente letale in contesti vulcanici come quello indonesiano, dove l’intreccio tra morfologia acclive e piogge tropicali crea le condizioni ideali per eventi distruttivi secondari.
Il video della guida Aleksius Djangu e la fuga lungo i pendii del Dukono
Un contributo documentario di forte impatto visivo – sebbene si eviti qui ogni compiacimento per il patetico – è stato fornito dalle immagini riprese da una guida locale di nome Aleksius Djangu. Nel video, girato sull’isola di Halmahera durante le fasi concitate dell’eruzione, si vede Djangu scendere rapidamente lungo un sentiero accidentato insieme a due turisti mentre, alle loro spalle, la gigantesca nube di cenere e fumo si espande sopra il cratere occupando progressivamente l’intero orizzonte. Il filmato, che ha iniziato a circolare attraverso canali informali, offre una testimonianza cruda della tempistica serrata con cui i sopravvissuti hanno dovuto prendere decisioni di fuga: ogni esitazione, ogni esitazione di pochi secondi, sarebbe potuta risultare fatale. Dei venti alpinisti iniziali, diciotto sono stati alla fine tratti in salvo o hanno raggiunto autonomamente zone sicure, mentre le operazioni di recupero delle due vittime di nazionalità singaporiana e di quella indonesiana sono proseguite per ore sotto la supervisione della polizia di North Halmahera, senza che al momento siano stati resi noti i loro nominativi.




