Diego Della Valle attacca la procura di Milano: "A rischio la reputazione del Made in Italy"

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Diego Della Valle, patron del gruppo Tod’s, ha scelto la platea di una conferenza stampa per replicare con durezza all’inchiesta della procura di Milano che vorrebbe l’azienda sottoposta a commissariamento giudiziario. L’imprenditore, la cui società è celebrata a livello internazionale come un’eccellenza del lusso italiano, ha definito “pesanti” e ingiustificate le accuse di sfruttamento del lavoro, avanzate dal pm Paolo Storari, che coinvolgerebbero alcuni subfornitori cinesi della filiera. “Non ci si può alzare una mattina”, ha affermato Della Valle con tono risentito, dopo aver visto “4 fotine che si fa fare dal suo ufficio”, e accusare “in modo così pesante” un’impresa la cui reputazione è stata costruita in decenni di attività.

L’invito a ispezionare gli stabilimenti

La reazione, perentoria, si è articolata in un invito pubblico rivolto al magistrato. “Il pm Paolo Storari venga a vedere le nostre aziende”, ha dichiarato il manager, sfidando sul campo le conclusioni dell’indagine che ipotizza un concorso colposo in pratiche di caporalato. L’esortazione a verificare di persona le condizioni di lavoro negli stabilimenti, alcuni dei quali situati nelle Marche, regione storica per la produzione del brand, mira a dimostrare la trasparenza di un sistema che, a suo dire, viene invece descritto in maniera distorta. “La filiera Tod's è controllata”, ha tenuto a precisare, sottolineando come il gruppo ponga i “valori etici” al centro della propria operatività.

La richiesta di una legge di tutela

Oltre alla difesa dell’operato aziendale, l’intervento di Della Valle ha toccato un tema di portata più ampia, lanciando un appello per una normativa che protegga il sistema produttivo nazionale. L’imprenditore ha parlato della “urgente” necessità di una legge a tutela del Made in Italy, evocando i danni d’immagine che procedimenti giudiziari, a suo avviso condotti con modalità inappropriate, possono arrecare a un intero settore. “Non possiamo permetterci di essere silenti”, ha avvertito, rivolgendosi implicitamente anche ad altri colleghi, perché “essere silenti in questo momento significa diventare complici di un sistema che ci fa male”.

La reputazione come bene primario

Il fulcro della protesta risiede nella percezione di una sproporzione tra le modalità investigative e la sostanza dei fatti contestati. “Prima di venirci a dire che noi siamo un'altra cosa in quel modo pesante, gente come il procuratore, Paolo Storari, ci deve pensare”, ha rimarcato l’ad di Tod’s, “perché non si può mettere alla berlina la reputazione di persone come noi che hanno interpretato l'impresa in un modo precisissimo”. Quel che emerge con forza è la difesa di un capitale di fiducia e di stima, considerato un bene fragile e al tempo stesso fondamentale per competere sui mercati globali, che verrebbe minacciato da iniziative giudiziarie ritenute avventate.

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