Il Tottenham di Tudor sprofonda: terzo ko consecutivo e un solo punto dalla zona retrocessione
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Redazione Sport
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La crisi del Tottenham assume i contorni di una vera e propria tragedia sportiva, con la squadra ora precipitata in una spirale negativa dalla quale pare non trovare via d'uscita. La terza sconfitta in altrettante partite sulla panchina degli Spurs è arrivata al cospetto del Crystal Palace, un 3-1 interno che, per come si è manifestato, ha dello sconcertante: il vantaggio firmato da Dominic Solanke al trentaquattresimo, infatti, è durato lo spazio di pochi minuti, il tempo necessario per assistere a un blackout collettivo che ha ribaltato l'inerzia del match e, verosimilmente, compromesso ulteriormente il morale dello spogliatoio.
A cambiare radicalmente il volto della partita, se mai ce ne fosse stato bisogno di una scintilla in una stagione già costellata da episodi funesti, è stata l'espulsione di Micky van de Ven. Il difensore, capitano in questa circostanza, ha letteralmente strozzato in area Ismaila Sarr, rimediando un cartellino rosso diretto che ha lasciato i suoi in dieci uomini e, contestualmente, concesso il rigore trasformato poi dal diretto interessato. Da quel momento, il Tottenham di Igor Tudor è letteralmente imploso, incassando altre due reti nel corso di un primo tempo prolungatosi oltre il novantesimo: Jørgen Strand Larsen ha insaccato per il sorpasso, e Sarr, nuovamente lui, ha siglato la doppietta personale che fissava il punteggio sul definitivo 3-1 ancor prima dell'intervallo.
La reazione dei sostenitori presenti sugli spalti è stata feroce e inequivocabile, una contestazione che ha assunto le forme di un abbandono di massa già al termine della prima frazione di gioco. Decine e decine di tifosi, forse centinaia, hanno voltato le spalle alla squadra e allo stadio, un gesto che fotografa meglio di qualsiasi analisi tecnica lo stato di prostrazione in cui versa la piazza londinese. Chi è rimasto, invece, ha atteso il triplice fischio per sommergere i giocatori di fischi, un sonoro e amaro commento a una prestazione che ha riportato indietro le lancette della memoria agli anni Settanta, quando il club non inanellava undici partite senza vittorie in campionato, con cinque sconfitte di fila, come certificano i dati statistici diffusi dalla stampa specializzata.
La classifica piange, Tudor prova a difendersi
Il ruolino di marcia in campionato degli Spurs è ormai da anni Sessanta: con questa debacle, la sedicesima posizione in classifica diventa sempre più scivolosa, considerato che il margine di vantaggio sulla zona calda, occupata al momento da Nottingham Forest e West Ham appaiati al terzultimo posto, è stato eroso fino a un solo punto. Una situazione di classifica che non si viveva nell'era moderna del club e che rende paradossale l'imminente impegno di Champions League contro l'Atletico Madrid, un appuntamento che appare ora come una sorta di estraneo in una stagione divorata dall'ansia da retrocessione.
Igor Tudor, chiamato a raccogliere i cocci di una gestione tecnica precedente, si è trovato tra le mani una situazione persino peggiore di quanto preventivabile, e il suo impatto è stato tutt'altro che positivo: Arsenal, Fulham e ora Crystal Palace, tutte sconfitte, tutte con prestazioni che evocano fantasmi di squadre allo sbando. Eppure, nelle dichiarazioni post-partita, il tecnico croato ha tentato di gettare acqua sul fuoco, affermando di aver visto, paradossalmente, maggiori segnali positivi rispetto alle uscite precedenti, parlando di una barca che starebbe prendendo la rotta giusta e invitando chi non vuole remare nella stessa direzione ad abbandonare il naviglio.
Una fiducia, la sua, che stride con l'evidenza dei fatti e con i numeri da baratro: oltre ai primati negativi già citati, il Tottenham detiene anche quello poco invidiabile di essere l'unica squadra di Premier a non aver ancora colto un successo nell'anno solare 2026, un digiuno che si protrae ormai da undici giornate. Al di là delle parole di circostanza e dei tentativi di scuotere l'ambiente, la realtà parla chiaro: mancano nove gioranti al termine, e gli Spurs si trovano a dover lottare con le unghie e con i denti per mantenere una categoria che, dati alla mano, non meriterebbero proprio sulla base dei risultati raccolti sul campo.




