Conte accusato di essere un “mentitore seriale” alla Camera, FdI indossa le mascherine. La replica: “Rinunciate all’immunità”
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Redazione Interno
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L’Aula della Camera si è trasformata ieri in un ring politico ad altissima tensione, con Giuseppe Conte – presidente del Movimento 5 Stelle e alla guida del governo durante la fase più acuta dell’emergenza pandemica – finito nel mirino di un attacco frontale sferrato da Fratelli d’Italia. A scatenare la bagarre, della quale si sono viste le conseguenze anche in un gesto simbolico di forte impatto visivo, è stata la deputata Alice Buonguerrieri: nel corso di un intervento lungo e denso di accuse, la parlamentare di FdI ha infatti definito l’attuale leader pentastellato un “mentitore seriale”, ritenendolo “inaffidabile e inattendibile”. Le sue parole, che si inseriscono nel solco delle ultime audizioni della Commissione d’inchiesta sul Covid, hanno immediatamente innescato una reazione a catena, culminata al termine del discorso quando la stessa Buonguerrieri – insieme ai colleghi del suo partito presenti a Montecitorio – ha indossato una mascherina. Un atto provocatorio, quello di coprirsi il volto, per protestare simbolicamente contro l’operato dell’ex presidente del Consiglio, quasi a voler rimarcare – nel silenzio dell’aula – il fallimento che imputano alla sua gestione della crisi sanitaria.
Le accuse di Donzelli: lo studio Alpa, le tangenti e le mascherine “farlocche”
A gettare benzina sul fuoco, alimentando ulteriormente la polemica che ormai tracima dalle aule parlamentari, ci ha pensato Giovanni Donzelli. In un punto stampa tenutosi in piazza Montecitorio, il responsabile organizzativo di Fratelli d’Italia ha infatti fornito la versione dei fatti su cui si basa la dura requisitoria del suo partito, facendo leva su risvolti giudiziari e conflitti d’interesse mai sopiti. “È emerso chiaramente – ha dichiarato Donzelli – che c’erano degli imprenditori dello Studio Alpa, uno studio nel quale comunque Conte lavorava mentre era Presidente del Consiglio, a cui venivano chieste delle percentuali per essere agevolati nell’appalto delle mascherine”. L’affondo del dirigente di FdI è particolarmente pesante perché lega indissolubilmente la figura dell’allora capo del governo a un meccanismo che definisce “indecente”: nel frattempo, ha ricordato Donzelli, mentre si trattava affari e si discutevano presunte commissioni, “i medici e gli infermieri morivano negli ospedali e nelle corsie perché mancavano le mascherine”. Né si è fermato qui, aggiungendo un ulteriore elemento di critica legato alla qualità dei rifornimenti: “Sono emerse mascherine ‘farlocche’ – ha tuonato – abbiamo buttato via milioni di euro in mascherine farlocche, e lo studio dove lavorava il Presidente del Consiglio si arricchiva”.
La controffensiva di Conte: “Pronto a testimoniare, ma loro hanno paura”
L’ex capo del governo, che pure siede in quella stessa Commissione, non ha certo lasciato cadere nel vuoto le bordate ricevute, rispondendo colpo su colpo e spostando la questione sul piano della responsabilità penale e delle immunità parlamentari. Con un intervento che ha gelato l’emiciclo, Conte ha innanzitutto rivendicato la sua trasparenza: “Mi associo alla richiesta di informativa – ha esordito – perché qui abbiamo agito sempre in trasparenza e non abbiamo nulla da nascondere”. Per dimostrare la sua buona fede, ha ricordato di aver scritto una lettera ai presidenti di Camera e Senato, oltre a un intervento risalente al 2024 in Commissione, dove aveva informato il presidente Lisei della sua volontà di offrire “un contributo specifico” per far luce sulla gestione dell’emergenza. “Mi sono reso disponibile ad essere audito come parte molto informata – ha ribadito – ma purtroppo non ho avuto risposta”. È stato però il passaggio finale, quello rivolto direttamente ai suoi accusatori, a segnare il momento di maggiore durezza dello scontro. Rivolgendosi ai parlamentari di Fratelli d’Italia, e in particolare alla deputata Buonguerrieri, Conte ha lanciato una sfida a muso duro: “Se avete tanto coraggio – ha intimato – rinunciate all’immunità parlamentare, così ripetete le stesse parole che avete detto in Aula e ci vediamo in Tribunale”.
Lo scontro sulla Commissione e l’accusa di “scudo” parlamentare
Oltre alla polemica diretta, è tutta l’impalcatura della Commissione Covid a finire sotto accusa, con le parti che si scambiano il ruolo di vittima e carnefice in una guerra di fiducia istituzionale. Da un lato, Fratelli d’Italia insiste perché Conte si dimetta dall’organismo – che secondo i meloniani usa come “scudo” proprio per evitare l’interrogatorio diretto – e risponda da semplice testimone; dall’altro, il fronte opposto (composto da M5S, PD e alleati) accusa la maggioranza di aver trasformato un’inchiesta parlamentare in un banale strumento di propaganda. L’accusa mossa dai partiti di opposizione è che le audizioni siano costruite senza un reale contenuto istruttorio, basate su convocazioni ripetute che annullano il contraddittorio e alimentano solo “ricostruzioni suggestive” a fini politici. Conte, dal canto suo, ha ribaltato l’accusa di scarsa collaborazione: “Nella commissione abbiamo chiesto l’ampio coinvolgimento anche delle Regioni dove il centrodestra è al governo – ha spiegato – ma siccome il coraggio non vi appartiene, le avete escluse proprio dove la gestione si è rivelata più critica”. Una dichiarazione, quest’ultima, che ha ulteriormente irritato i deputati di maggioranza, i quali rispondono che se la Commissione “non produce nulla” è solo grazie all’ostruzionismo di chi, come Conte, ha partecipato a sole otto sedute su oltre cento.




