Milano, violenza sessuale all'Hollywood: il pr incastrato dal bacio tatuato sul collo
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Redazione Interno
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Un bacio tatuato sul collo. Due labbra rosse, con «tanti significati, perché sono quelle di mia madre». È il 2020 quando Yaser Hassan, 38enne con origini egiziane, pubblica una storia su Instagram in cui mostra quel disegno indelebile sulla pelle. E che sei anni dopo lo incastrerà. «Era alto, capelli e occhi castani, con una t-shirt nera e il tatuaggio di un bacio sul collo», dirà una ragazza ai carabinieri la notte dello scorso Ferragosto fuori dall’Hollywood di corso Como, la più iconica delle discoteche milanesi.
Il profilo del predatore secondo il giudice
Un profilo da predatore. Ben deciso ad approfittare delle diminuite difese della sua vittima, una fragilità alimentata dalle circostanze oltre che da quanto accaduto durante la serata. È questo il ritratto di Elmanam Hassan, il pr 38enne arrestato con l’accusa di essere l’autore dello stupro di Ferragosto, almeno per come emerge dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dalla gip di Milano Giulia D’Antoni, che ha portato alla collocazione agli arresti domiciliari dell’egiziano.
«Noncurante dello stato di evidente alterazione della ragazza e anzi strumentalizzando e abusando della condizione di debolezza psichica di lei per estorcerle un "consenso malato", l'ha indotta ad assecondare la sua volontà e a soddisfare la propria libidine»: si legge in uno dei passaggi del provvedimento, in cui si riepilogano le fasi della violenza sessuale denunciata da una studentessa di 19 anni, che ha raccontato di essere stata stuprata a pochi passi dalla discoteca Hollywood in corso Como a Milano, la notte del 16 agosto scorso.
La dinamica della serata e le indagini lampo
Il pr avrebbe abbordato la ragazza, che era in compagnia di un'amica, all'interno del locale; avrebbero bevuto insieme alcuni drink, quindi l'avrebbe costretta a seguirlo fuori dove, in una zona più appartata e coperta da un muro divisorio, sarebbe avvenuto lo stupro. Un racconto che chi indaga definisce «credibile» non solo per i dettagli forniti dalla studentessa, ma anche per i riscontri ottenuti dalle immagini di videosorveglianza che mostrano una «contrarietà evidente a seguirlo fuori dal locale» e dalle parole di alcuni presenti alla serata.
La diciannovenne, dopo essersi divincolata, ha chiesto aiuto a un passante che ha chiamato i soccorsi; è stata poi accompagnata alla clinica Mangiagalli, centro di riferimento per le vittime di violenza sessuale, dove ha formalizzato la denuncia. Gli investigatori della stazione Milano Porta Garibaldi, coordinati dal pm Silvia Peru, hanno lavorato senza sosta setacciando i filmati dell’interno del locale e della strada, incrociandoli con la testimonianza di un avventore che quella notte, senza intervenire, ha ripreso la scena col telefono.
È stato proprio quel video a fissare il particolare che ha permesso l'identificazione: il piccolo tatuaggio sul collo, a forma di bacio.
La vita social dell'influencer "Andrea Tdk"
Una carrellata di scatti in un profilo Instagram con numeri da influencer: un milione di follower. Ecco l’immagine pubblica di Mamon Abd Elmanam Yaser Hassan, noto nell'ambiente dei club come Andrea Tdk, il trentottenne egiziano di professione pr arrestato e messo ai domiciliari lunedì pomeriggio nella casa in cui vive a Busto Garolfo. Le foto (datate) coi calciatori nel privè, le bottiglie di champagne per l’ultimo compleanno, le banconote da 5 euro lanciate agli amici, gli scatti al volante di una Mercedes e le puntate a Montecarlo (l’ultima pochi giorni fa).
Nelle istantanee social, ieri è comparsa anche una story con sottofondo musicale griffato Tony Boy, altro protagonista della cronaca di questi giorni, mentre si fatica a notare il tatuaggio sulla parte destra del collo, il segno del rossetto lasciato da due labbra che ha fornito la svolta all'inchiesta. La sua vetrina online racconta una quotidianità tra viaggi, serate e lusso, ma è proprio l’analisi delle piattaforme digitali, condotta dai Carabinieri, che ha permesso di dare un volto all’aggressore.
Le motivazioni del giudice e il rischio di reiterazione
Per la gip D’Antoni sussiste la condizione di «palese, innegabile, evidente incapacità a prestare un valido consenso» di cui il trentottenne avrebbe approfittato. Il suo modo di agire avrebbe fatto trasparire «l'assenza di pudore e freni inibitori» per cui, approfittando della condizione di «debolezza psichica della giovanissima ragazza e della difficoltà di opporre resistenza», avrebbe agito con «l'unico intento di soddisfare il proprio istinto sessuale».
La vittima «non era stata in grado di comprendere quanto stesse accadendo e di determinarsi nei suoi comportamenti» si legge nell'ordinanza. Per la giudice il rischio di reiterazione è concreto: Hassan è un frequentatore assiduo di locali notturni e discoteche oltre che un organizzatore di eventi dove ha la possibilità di avvicinare ragazze anche molto giovani.
Il pr, che lavorava proprio negli ambienti della movida di corso Como, conosceva bene il territorio, i varchi, gli angoli ciechi delle telecamere e le regole non scritte di quei locali, che gli avevano permesso, in altre occasioni, di avvicinare le ragazze di passaggio senza destare sospetti. Sulla decisione del gip ha pesato anche la circostanza che sul conto dell'egiziano risultano numerosi precedenti penali.
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