Lucca risponde alle spillette, l'orchestra suoni al Giglio per Beatrice Venezi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Mentre a Venezia le spillette con la chiave di violino su sfondo giallo, simbolo di dissenso verso la nomina di Beatrice Venezi a direttrice artistica del Teatro La Fenice, continuano a essere richieste a migliaia, diventando un fenomeno virale che travalica i confini del teatro, da Lucca arriva una risposta netta e articolata. La mobilitazione, che ha visto orchestra, coro e parte del pubblico indossare il gadget durante il concerto di Capodanno in una protesta silenziosa ma plateale, si scontra con la ferma presa di posizione del sindaco di Lucca, il quale ha difeso senza mezzi termini Venezi, considerata un’eccellenza nel campo della direzione d’orchestra. La vicenda, che trascende la semplice disputa interna a un teatro, tocca corde più profonde, legate alle dinamiche di potere e alle rappresentanze politiche in un ambiente, quello lirico-sinfonico, storicamente percepito come omogeneo sotto un certo orientamento.
Il caso delle spillette e la macchina organizzativa
La protesta degli orchestrali veneziani, i quali – è bene ricordarlo – non hanno competenza diretta sulla scelta del direttore artistico, ha assunto i contorni di un movimento organizzato e autofinanziato. Dopo la distribuzione iniziale di oltre milleduecento distintivi, le richieste, giunte da altri teatri italiani e persino dall’estero, hanno superato la quota delle tremila unità, spingendo la Rappresentanza sindacale unitaria a commissionare una ristampa e ad avviare una raccolta fondi tramite PayPal con scadenza fissata al 25 gennaio. La donazione minima, di due euro per ogni spilletta, ha già permesso di raccogliere oltre milleseicento euro in poche ore, segnale di una mobilitazione che si alimenta attraverso canali digitali e che punta a mantenere alta l’attenzione su una nomina ritenuta, da una parte del mondo del lavoro dello spettacolo, discutibile.
Le ragioni di una contrapposizione
Al di là della questione strettamente musicale, che pure rimane sullo sfondo, il nodo centrale sembra risiedere nelle posizioni politiche pubbliche di Beatrice Venezi, legate all’area della destra, in un settore culturale che per decenni è stato considerato, a torto o a ragione, una riserva di caccia pressoché esclusiva della sinistra. È questa frattura, questo scollamento tra una visione tradizionale del potere culturale e un nuovo corso che vorrebbe imporsi, a trasformare la protesta in un caso simbolico. La stessa rapidità con cui le spillette sono diventate un oggetto di culto, richiestissimo e condiviso, la dice lunga su una sensibilità diffusa, o quantomeno su una parte di essa, che si riconosce in questa forma di dissenso elegante e non verbale.
La difesa di Lucca e il valore artistico
Dall’altra parte della barricata, la risposta di Lucca non si focalizza sugli aspetti sindacali o politici, ma insiste sul merito artistico e sul valore professionale della direttrice, invitando anzi l’orchestra a suonare al Teatro del Giglio come segno di rispetto e di dialogo oltre le divisioni. Una posizione, quella del primo cittadino, che cerca di riportare il dibattito su un piano tecnico e di competenza, isolando – almeno nelle intenzioni – le valutazioni estranee al curriculum e alle capacità di una musicista che ha costruito la sua carriera dirigendo alcune delle compagini più importanti a livello internazionale. Rimane il fatto che l’eco della protesta, amplificata dalla viralità di un oggetto minuscolo e dal finanziamento collettivo, continua a risuonare, ponendo interrogativi sull’evoluzione dei rapporti di forza all’interno delle fondazioni liriche.




