Ryanair taglia le rotte per le Azzorre e ridisegna il network europeo tra rincari e crisi geopolitica
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
**
Non bastava la crescente instabilità internazionale a mettere pressione sui bilanci delle compagnie aeree, ecco che adesso, con l’estate ormai alle porte, il colosso irlandese dei voli low cost passa al contrattacco riducendo drasticamente la propria presenza su diversi scali del Vecchio Continente. Ryanair ha infatti ufficializzato una sa manovra di tagli che, come un coltello che affonda nel burro, inciderà profondamente sulla connettività aerea di intere regioni, a cominciare dall’arcipelago portoghese delle Azzorre dove la compagnia ha chiuso definitivamente i battenti. Una decisione, quest’ultima, che lascia a terra circa quattrocentomila passeggeri all’anno, i quali, da ora in avanti, dovranno necessariamente armarsi di santa pazienza e cercare soluzioni alternative per raggiungere quelle isole vulcaniche sperdute nell’Atlantico.
La scelta, a dir poco radicale, non rappresenta affatto un caso isolato ma si inserisce piuttosto in un più ampio piano di razionalizzazione che il vettore irlandese sta mettendo in atto un po’ in tutta Europa, colpendo duramente nazioni come Spagna, Germania, Francia e Belgio. A scorrere l’elenco delle tratte cancellate, viene quasi da pensare che nessuno sia realmente al sicuro: in Germania, ad esempio, salteranno ben ventiquattro rotte, mentre il Belgio dovrà fare i conti con l’azzeramento di una ventina di collegamenti e con una sensibile riduzione dei servizi dagli hub di Bruxelles e Charleroi. Il management della low cost, con quella schiettezza che da sempre lo contraddistingue, ha motivato la manovra additando il continuo e inarrestabile aumento delle tasse aeroportuali, dei diritti di imbarco e dei costi operativi generali; un mix micidiale che, secondo le stime aziendali, rende ormai insostenibile la redditività di molte rotte, specie quelle che attraversano i cosiddetti aeroporti regionali.
I riflessi della crisi del carburante e lo scenario italiano
Se da un lato la compagnia punta il dito contro le politiche tariffarie dei gestori degli scali, dall’altro non si può ignorare il contesto ben più ampio di una crisi energetica che continua a tenere sotto scacco l’intero settore dell’aviazione. Anche qualora lo Stretto di Hormuz dovesse riaprire al traffico delle petroliere, e magari anche a condizioni non troppo onerose, gli esperti del settore sono pressoché unanimi nel prevedere che i prezzi di benzina, diesel e cherosene resteranno ancora per diverse settimane su livelli proibitivi. Non si tratta, precisiamolo subito, di una carenza strutturale del carburante – visto che altre due navi cariche di cherosene sono attese nei prossimi giorni nei porti di Venezia e Rotterdam, ridimensionando di fatto gli allarmismi degli ultimi tempi – ma piuttosto di una questione legata ai costi. Ryanair, che pure ha coperto tramite hedging circa l’80% del proprio fabbisogno fino al 2027, si trova comunque a dover fronteggiare un mercato in cui la volatilità dei prezzi rischia di erodere i margini, costringendola a spostare la flotta verso quei mercati – come Malta o Marrakech – dove le condizioni risultano oggettivamente più vantaggiose.
Per quanto riguarda il fronte nazionale, c’è da segnalare una piccola, seppur flebile, nota di tranquillità per i viaggiatori italiani. La Toscana, con i suoi scali di Firenze e Pisa, sembra infatti essere rimasta fuori da questa furiosa scure dei tagli, almeno per il momento. Non cantiamo però vittoria troppo presto: un'altra gatta da pelare si sta infatti avvicinando rapidamente all’orizzonte, rappresentata dallo sciopero dei controllori di volo già annunciato per la giornata di venerdì 10 aprile. Un evento, questo, che potrebbe comunque provocare ritardi e cancellazioni a catena, vanificando di fatto la relativa tranquillità garantita dall’esenzione dai tagli strutturali.
Le polveriere spagnole e il crollo della connettività
Spostando lo sguardo verso la penisola iberica, il quadro che emerge è a dir poco desolante per gli appassionati dei voli low cost. La Spagna, tradizionale roccaforte del turismo europeo e terreno di caccia privilegiato per le compagnie aeree, si conferma come uno dei paesi più martoriati da questa riorganizzazione. Ryanair ha infatti deciso di chiudere la propria base operativa a Santiago de Compostela, interrompendo o sospendendo sine die i collegamenti con città come Vigo, in Galizia, Valladolid, in Castiglia e Léon, e Jerez de la Frontera, in Andalusia. Non solo: addio anche alle rotte per le Asturie, mentre per destinazioni come Saragozza, Santander e le Isole Canarie – compresi i celebri voli per Tenerife – si prospetta una riduzione talmente drastica della capacità che, di fatto, equivale a una vera e propria estinzione del servizio.
Questi tagli, che riguardano milioni di posti sui voli programmati per la stagione estiva del 2026, rappresentano un duro colpo per l’economia locale di quelle regioni che avevano basato la propria crescita proprio sull’accessibilità aerea garantita dalle low cost. La compagnia irlandese, da parte sua, non ha fatto mistero della volontà di concentrare le risorse solo ed esclusivamente laddove i margini di guadagno restano elevati, lasciando così intere aree geografiche senza una connessione veloce con il resto del continente.
L’addio alle Azzorre e i diritti dei passeggeri
Tornando al caso specifico delle Azzorre, la rottura tra la low cost e il gestore aeroportuale portoghese (ANA) appare ormai insanabile. Ryanair accusa ANA di aver aumentato le tariffe in maniera esponenziale dopo la pandemia, rendendo economicamente insostenibile operare su un territorio fragile e logisticamente complesso come quello dell’arcipelago. Una contestazione, questa, che il gestore portoghese respinge al mittente, rivendicando anzi di avere tra le tariffe più basse del panorama europeo. Al di là della polemica, a farne le spese sono però i viaggiatori, costretti a rinunciare a una delle destinazioni naturalistiche più suggestive d’Europa o a pagare un prezzo salato per raggiungerla tramite vettori alternativi come la Tap Portugal.
In questo marasma di cancellazioni e disagi, per i passeggeri che si troveranno con il biglietto in mano e il volo cancellato, valgono comunque le tutele previste dal regolamento europeo. Chi subisce la soppressione del volo ha infatti diritto a scegliere tra il rimborso integrale del costo del biglietto o la riprotezione su un volo alternativo, senza dimenticare l’assistenza in aeroporto (pasti e, se necessario, pernottamento). La raccomandazione, per chi deve partire, è una sola: tenere d’occhio le comunicazioni della compagnia e conservare ogni ricevuta, perché in un contesto di tariffe in aumento e offerta in calo, la pianificazione del viaggio rischia di trasformarsi in un’impresa sempre più complicata.




