Influenza, variante K in vista del picco: gli esperti indicano la via

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L'influenza stagionale, secondo quanto emerge dai dati di sorveglianza, sta registrando una crescita progressiva in tutte le regioni, avvicinandosi ormai alla soglia dei cinque milioni di casi totali dall'inizio del monitoraggio. L'ultimo bollettino, che fotografa la situazione fino a metà dicembre, ha rilevato un'incidenza complessiva di 14,7 casi ogni mille assistiti, un incremento significativo rispetto alla settimana precedente, e quasi ottocentomila nuovi malati in sette giorni. A dominare la scena, rappresentando la maggioranza delle infezioni, è il virus A di tipo H3N2, rispetto al quale la cosiddetta variante K – che alcuni definiscono una "super influenza" per la sua capacità di aggirare, almeno in parte, sia la protezione vaccinale sia l'immunità naturale acquisita da precedenti contatti con il virus – inizia a farsi strada proprio nel periodo pre-natalizio.

Il quadro clinico e la circolazione virale

La sintomatologia che si riscontra, stando alle osservazioni dei medici, è spesso intensa, caratterizzata da febbre alta e tosse insistente, condizioni che, se non adeguatamente gestite, possono talvolta aprire la strada a complicazioni polmonari. È necessario precisare, tuttavia, che al momento non si registrano segnali di una maggiore severità intrinseca del virus rispetto alle stagioni passate. La circolazione, peraltro, non si limita al solo agente influenzale: a contribuire al carico di malanni respiratori acuti concorrono, in una sovrapposizione che affolla gli studi medici, anche il virus del Covid-19 e quello respiratorio sinciziale, rendendo complessa la diagnosi differenziale. Questo mosaico di patogeni, unito alle inevitabili occasioni di contagio offerte dalle prossime festività, costituisce il presupposto per il picco epidemico atteso nei primi giorni del nuovo anno.

Il valore della vaccinazione anche a ridosso delle feste

Di fronte a questo scenario, gli infettivologi ribadiscono con forza l'utilità dello strumento vaccinale. Roberto Burioni, intervenendo recentemente in televisiona, ha delineato l'andamento dell'epidemia e ha fornito due consigli fondamentali per cercare di "salvarsi": vaccinarsi e, in caso di malattia, evitare l'automedicazione e consultare il proprio medico. Un concetto, quello della profilassi, espresso con chiarezza anche da Fausto Baldanti, responsabile di un centro regionale per le malattie infettive, il quale ha sottolineato come i due milioni di dosi somministrate a livello regionale rappresentino "un buon risultato, ma si può fare meglio". "Siamo ancora in tempo per farlo", ha aggiunto, ricordando che i centri vaccinali restano operativi e che la vaccinazione conserva la sua efficacia principale, quella di scongiurare le forme gravi e le complicazioni, anche se effettuata in prossimità del picco.

La situazione regionale e l'approccio pratico

Alcune regioni, come la Campania, sono già entrate nella fascia di media intensità epidemica, con decine di migliaia di persone costrette a letto, molte delle quali non protette dal vaccino. La raccomandazione degli specialisti, quindi, rimane pragmatica e si articola su due fronti: da un lato, incoraggiare chi non l'ha ancora fatto a ricorrere alla vaccinazione, che resta l'intervento di sanità pubblica più efficace per contenere l'impatto del virus; dall'altro, promuovere un comportamento responsabile in caso di infezione, evitando di diffondere il contagio e affidandosi al parere di un professionista per la gestione della terapia, nella consapevolezza che la variante K, con le sue peculiarità, aggiunge un ulteriore elemento di complessità a una stagione influenzale già vivace.

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