Gaza, famiglia di quattro persone uccisa in un attacco israeliano a Beit Lahia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un attacco israeliano ha colpito nella notte un'abitazione nell'area del cosiddetto "Beit Lahia Project", nella Striscia di Gaza settentrionale, uccidendo quattro membri della stessa famiglia. Le vittime sono una coppia e i loro due figli, che secondo quanto riferito da un funzionario dell'ospedale Al-Shifa di Gaza City avevano 12 e 8 anni. I corpi sono stati recuperati tra le macerie e trasferiti nella struttura sanitaria, dove i medici non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.

Le fonti della notizia

A dare per prima la notizia è stata l'agenzia France Presse, che cita fonti mediche e della sicurezza palestinese. Anche Al Jazeera, sulla base di una fonte medica, ha confermato che nell'attacco sono morte quattro persone e che altre sono rimaste ferite. Il raid, stando alle ricostruzioni, è avvenuto in una zona posta fuori dalle aree di schieramento delle forze israeliane, a nord della città di Gaza. L'esercito israeliano, contattato dall'Afp per un commento, ha fatto sapere di stare verificando quanto accaduto.

Un raid dopo la mezzanotte

Secondo una fonte della sicurezza palestinese, i velivoli israeliani hanno colpito dopo la mezzanotte sia a Beit Lahia sia nel cuore del campo profughi di Jabalia. Nel corso dell'operazione, sempre secondo la stessa fonte, le forze israeliane hanno aperto il fuoco anche contro le tende dei dispersi e contro le ambulanze. Si tratta di un episodio che si inserisce in un quadro di violenze che non accenna a fermarsi nonostante l'accordo raggiunto nell'ottobre dello scorso anno, quando Israele aveva accettato un cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti.

Da allora, secondo il ministero della Sanità di Gaza, i raid israeliani hanno ucciso più di 1.300 persone. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha più volte ribadito che non ci sarà alcuna riduzione dei bombardamenti né alcun ritiro dalla Striscia finché Hamas non consegnerà tutte le sue armi.

Lo scontro politico in Israele

Sul fronte interno israeliano, a poche settimane dalle elezioni legislative, è polemica aperta intorno a un'inchiesta del quotidiano Haaretz. Secondo il giornale, il presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohamed bin Zayed avrebbe telefonato a Netanyahu circa dieci giorni prima dell'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 per avvertirlo di un'imminente operazione su larga scala. Il quotidiano ha riferito che la conversazione sarebbe durata circa 45 minuti e che il premier israeliano non avrebbe trasmesso l'allarme ai vertici della sicurezza.

Il partito Likud ha respinto con forza questa ricostruzione, sostenendo che si tratta di una notizia falsa costruita ad arte. Il partito ha accusato il leader palestinese Mohamed Dahlan, che risiede negli Emirati, di essere la fonte dell'inchiesta e ha chiesto l'apertura di un'indagine penale per presunta interferenza straniera nel processo elettorale. L'ufficio di Netanyahu ha inoltre annunciato l'intenzione di querelare il giornale e i due giornalisti autori del pezzo, Shlomi Eldar e Ruth Yaval, per diffamazione.

Il primo ministro ha definito il rapporto "fabbricato" e "falso", precisando che il Consiglio di sicurezza nazionale e la segreteria militare hanno esaminato i registri delle sue chiamate in quel periodo senza trovare alcuna traccia della conversazione contestata.

La posizione degli Emirati e le reazioni

Il ministero degli Esteri emiratino, da parte sua, ha scelto la linea del silenzio: non commenta le ricostruzioni giornalistiche relative a conversazioni tra capi di governo. Ha però precisato che le autorità di Abu Dhabi e quelle israeliane mantengono canali di comunicazione aperti e diretti da più di cinque anni, ovvero da quando i due Paesi hanno normalizzato le relazioni nell'ambito degli Accordi di Abramo mediati dagli Stati Uniti.

L'inchiesta di Haaretz ha rilanciato il dibattito politico interno, con diversi esponenti dell'opposizione che hanno accusato Netanyahu di sottrarsi alle proprie responsabilità per quanto accaduto il 7 ottobre. Il quotidiano, dal canto suo, ha difeso il proprio lavoro e la veridicità delle informazioni pubblicate.

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