Murada regina dello sci alpinismo, è sua la coppa del mondo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La neve svizzera di Villars-sur-Ollon, ieri, ha consegnato all’Italia un risultato che mancava da sedici lunghi inverni. Giulia Murada, ventisettenne valtellinese con il fiato corto ma la testa lucida, ha chiuso al terzo posto la sprint di tappa, e quel piazzamento – a dispetto di chi avrebbe forse sperato in una vittoria secca – le è bastato per sollevare la coppa del mondo generale femminile di sci alpinismo. La sua, in fondo, è una di quelle storie dove il podio conta meno del respiro finale: terza sul traguardo svizzero, prima nella classifica che somma stagione dopo stagione.

Un trono che tornava dopo sedici anni

Per trovare un’altra italiana capace di impadronirsi della sfera di cristallo, bisogna scavare nel passato recente ma ormai lontano. Francesca Martinelli, nel 2006, aprì la strada. Poi fu il turno di Roberta Pedranzini, che ripeté l’impresa nel 2007, nel 2008 e ancora nel 2010. Da allora, silenzio. Murada diventa così la terza azzurra della storia a riuscirci, e lo fa con una regolarità che ha pochi eguali nel circuito: non un lampo isolato, ma una serie di piazzamenti costruiti gara dopo gara. La sua Coppa, insomma, non è figlia di un colpo di fortuna, bensì di una geometria precisa di prestazioni.

Dalla Valtellina al mondo, passando per Livigno

Nata ad Albosaggia nel 1998, Giulia è figlia d’arte – e chi conosce lo sci alpinismo sa che questo non è un dettaglio secondario – ma ha saputo forgiare un percorso del tutto personale. La sua base di allenamento è a Livigno, dove l’altitudine e il sacrificio diventano routine. Arruolata nel Centro Sportivo Esercito, l’atleta ha mostrato fin dalle competizioni giovanili un potenziale che molti addetti ai lavori avevano già messo a verbale. Eppure, come capita spesso negli sport di resistenza, l’esplosione definitiva tra i Senior è arrivata solo dopo qualche stagione di rodaggio, compresa una delusione olimpica che Murada non ha mai trasformato in alibi.

La sprint di Villars, il terzo posto che vale una coppa

Nell’ultima tappa di Coppa del Mondo, dopo un giorno di pausa dalle gare precedenti, le nevi di Villars-sur-Ollon hanno ospitato le prove sprint maschili e femminili. Murada è salita sul gradino più basso del podio, ma quel piazzamento – unito ai numerosi podi raccolti durante l’inverno – le ha regalato la classifica generale. Nessun calcolo spicciolo, nessuna attesa passiva: la ventisettenne ha sciato come sa, e il risultato matematico ha semplicemente certificato ciò che i cronometri già dicevano da mesi. L’Italia, così, riabbraccia un trofeo che non vedeva dal 2010, quando l’ultima volta portava il nome di Pedranzini.

Talento esploso e carriera senza sconti

La carriera di Murada, va detto, non è stata una linea retta. Le difficoltà, gli infortuni minori, la pressione di chi arriva da una famiglia che già conosce il mestiere: tutto questo fa parte del suo bagaglio. Eppure, la stagione straordinaria appena conclusa ha mostrato un’atleta capace di trasformare ogni asperità in slancio. I numeri parlano di una sciatrice che non si è mai risparmiata, nemmeno nelle gare meno appariscenti. E il fatto che la coppa del mondo generale femminile torni in valle – nella terra delle montagne che l’hanno cresciuta – aggiunge un alone epico a una vicenda già di per sé rara. Dalla Valtellina al tetto del mondo, il passo è stato breve. Ma per compierlo, Giulia Murada ha impiegato anni di salite silenziose e discese senza sconti.

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