Milano vola oltre i 46mila punti, mentre l'Europa procede a rilento tra dati macro e tensioni
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Redazione Economia
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Piazza Affari si conferma il faro d'Europa in una seduta dell'Epifania caratterizzata da un atteggiamento generale di attesa, se non di frizione, nonostante i recenti record registrati altrove. Il Ftse Mib, infatti, dopo aver superato la soglia psicologica dei 46mila punti – livello che non toccava dalla fine del 2000 – ha mantenuto un trend positivo, distinguendosi nettamente nel panorama continentale. Un dinamismo, il suo, che stride con l'andamento contrastante o piatto delle altre principali piazze finanziarie, le quali, dopo un avvio in lieve rialzo, hanno mostrato segnali di indecisione.
Il peso degli indicatori economici e la geopolitis
A gravare sull'umore degli investitori, che pure avevano beneficiato dei rialzi del giorno precedente, concorrono principalmente due fattori. Da un lato, l'imminente rilascio degli indici PMI relativi al settore manifatturiero e dei servizi dell'Eurozona, i quali, dopo la correzione osservata a dicembre, potrebbero offrire segnali più chiari sulla salute dell'economia reale. Dall'altro, persistono le tensioni internazionali, sebbene queste, in un paradosso tipico dei mercati, abbiano finito per alimentare rally settoriali piuttosto che vendite diffuse. L'inflazione francese, intanto, ha mostrato un lieve rallentamento, crescendo dello 0,7% su base mensile, una cifra leggermente inferiore alle attese degli analisti.
Settori in movimento tra petrolio e difesa
Proprio le mosse militari degli Stati Uniti in Venezuela, che hanno portato il presidente Trump a esortare le imprese americane a investire nel comparto energetico locale, hanno generato movimenti settoriali ben precisi. I titoli delle maggiori compagnie petrolifere, così come quelli attivi nel campo della difesa, hanno registrato performance positive, trainati dalle nuove prospettive di sfruttamento delle risorse e di ricostruzione delle infrastrutture. Questo slancio ha contribuito in modo significativo ai record di Wall Street e al rialzo del Nikkei di Tokyo, sebbene l'effetto in Europa sia stato più circoscritto e selettivo.
L'oro come termometro della prudenza
A segnalare una certa cautela di fondo, nonostante il quadro apparentemente ottimista, è il comportamento del metallo prezioso per eccellenza. L'oro, infatti, ha ripreso ad avvicinarsi ai massimi storici, sfiorando la quota di 4.500 dollari l'oncia, un movimento che alcuni interpretano come la ricerca di un bene rifugio da parte di quegli investitori più sensibili alla volatilità geopolitica. Un atteggiamento difensivo che coesiste, in questa particolare fase, con la forza espressa dai ciclici, in uno scenario di borsa che appare sempre più frammentato e reattivo alle singole notizie.




