Gaza, la forza di stabilizzazione che fa discutere Israele

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La proposta Forza di Stabilizzazione, concepita nell'alveo dei negoziati di Sharm-el-Sheikh per consolidare le fasi del cessate il fuoco tra Israele e Hamas, non è ancora nata ma genera già un acceso dibattito, i cui perimetri operativi restano tutti da definire, ammesso che l'intero progetto trovi una concreta attuazione. Questo corpo di intervento, ideato per traghettare la regione dal semplice cessare le ostilità, più volte violato dai recenti raid israeliani, verso gli albori di una pace stabile, si scontra con una realtà fatta di nebbia e di poche certezze, dove ogni passo in avanti sembra esitante.

Il piano Usa all'Onu e il sostegno regionale

Gli Stati Uniti, in data 5 novembre, hanno presentato ai partner internazionali una bozza di risoluzione per il Consiglio di sicurezza dell'Onu, con l'obiettivo di sostenere il piano di pace per Gaza che include proprio il dispiegamento di una forza internazionale. A dimostrazione del sostegno regionale che il testo intende raccogliere, l'ambasciatore Mike Waltz ha riunito non solo i dieci membri eletti del Consiglio ma anche i rappresentanti di diverse nazioni chiave, tra cui Egitto, Qatar ed Arabia Saudita, gettando così le basi per un confronto diplomatico di portata storica.

Compiti e poteri della forza proposta

Stando alla bozza del piano di pace avanzato dagli Stati Uniti, la Forza internazionale di stabilizzazione temporanea sarebbe composta da ventimila soldati, ai quali verrebbe conferito il potere di adottare "tutte le misure necessarie" per assolvere ai propri compiti. Tra questi, secondo quanto delineato dal progetto, rientrerebbero anche operazioni legate alla smilitarizzazione di Hamas e dell'intera Striscia di Gaza, un processo che dovrebbe svolgersi nell'arco di due anni e sotto la supervisione di un apposito organismo di controllo, il Board of Peace.

Il complicato percorso verso la normalizzazione

La presenza di questa forza di pace è ritenuta fondamentale per garantire quella transizione, estremamente delicata, che dovrebbe condurre al passaggio dell'amministrazione della Striscia dalle mani di Hamas a quelle dell'Autorità Nazionale Palestinese, e alla conseguente consegna delle armi da parte dei militanti islamisti. Parallelamente ai negoziati, prosegue la dolorosa questione degli ostaggi, con la consegna da parte di Hamas del corpo di un'altra persona, un episodio che ricorda le profonde ferite ancora aperte nel conflitto.

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