Putin e le mire americane sulla Groenlandia: tra strategia e tensioni
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Redazione Esteri
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MOSCA – Mentre il conflitto in Ucraina continua a ridisegnare gli equilibri globali, il Cremlino mantiene una posizione inflessibile: l’unico dialogo possibile, per Mosca, è quello con l’America di Donald Trump. A ribadirlo è stata Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, confermando che le trattative per una tregua nel Mar Nero – dopo gli accordi di Riad – si stanno svolgendo esclusivamente con Washington. Una scelta che, al di là delle apparenze, non è casuale, considerando il peso che l’amministrazione Trump ha dimostrato di voler esercitare anche su altri fronti, a cominciare dalla Groenlandia.
Proprio mentre la Russia consolida le sue alleanze e Trump rilancia le sue ambizioni artiche, il vicepresidente americano JD Vance ha visitato la base militare di Pituffik, avamposto strategico degli Stati Uniti in territorio groenlandese. Un sito poco noto al grande pubblico, ma cruciale per la difesa missilistica americana, nonostante le proteste delle popolazioni Inuit, che da anni ne contestano la presenza. Il viaggio di Vance, accompagnato dalla moglie Usha – inizialmente designata a guidare la delegazione – non è stato un semplice gesto formale. Al contrario, ha coinciso con nuove dichiarazioni del presidente Trump, il quale ha ribadito con toni perentori che “gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia”, aggiungendo che “la prenderanno”.
Intanto, a Nuuk, i legislatori locali hanno trovato un’intesa per formare un nuovo governo, in un clima di attesa per l’arrivo della delegazione americana, composta oltre che da Vance anche dal consigliere per la Sicurezza nazionale Michael Waltz e dal ministro dell’Energia Chris Wright. Se da un lato le autorità groenlandesi hanno espresso la volontà di collaborare con Washington – pur escludendo qualsiasi ipotesi di annessione – dall’altro le parole di Trump lasciano pochi dubbi sulle reali intenzioni statunitensi.




