L’astronauta Wiseman e quel video dell’«Earthset» girato con l’iPhone: il futuro della Nasa è già nei dettagli quotidiani

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   «Un’occasione irripetibile». Lo ha scritto Reid Wiseman, comandante della missione Artemis II, lunedì scorso sul suo account X, condividendo un video che sembra uscito da un manuale di fantascienza anni Settanta, ma che invece è stato girato con un normale telefono cellulare. L’astronauta, mentre la capsula Orion sorvolava la faccia nascosta della Luna, ha inquadrato la Terra che scompariva lentamente dietro l’orizzonte lunare. Un fenomeno noto come “Earthset”, che nessun occhio umano aveva avuto modo di registrare in maniera così informale da più di mezzo secolo. «È come osservare un tramonto sulla spiaggia», ha spiegato Wiseman, «ma dal luogo più remoto del cosmo: non ho resistito alla tentazione». Nel breve filmato, si vede il nostro pianeta restringersi fino a diventare una falce luminosa, prima di sparire del tutto dietro il cosiddetto “limbo lunare”. A rendere il tutto ancora più surreale, la consapevolezza che l’immagine – condivisa in rete e diventata virale – non è frutto di attrezzature hi-tech, ma di uno scatto in 8x fatto attraverso il vetro del portello di attracco.

Il successo di Artemis II e il ritorno alla normalità dello spazio profondo

La missione Artemis II, va ricordato, non è stata un’impresa fine a se stessa, bensì una prova generale perfettamente riuscita. Il rientro della capsula Orion, avvenuto con un ammaraggio preciso al largo di San Diego, ha dimostrato l’affidabilità dei sistemi di volo abitato dopo il test a vuoto del 2022. Per la Nasa, si trattava di cancellare l’amaro retaggio dell’abbandono delle missioni lunari post-Apollo; e, in questo senso, il video di Wiseman – con quel sottofondo di stupore genuino («Dude, no way», si sente sussurrare nell’audio) – rappresenta forse il miglior biglietto da visita per il futuro. L’agenzia spaziale americana, tuttavia, non ha alcuna intenzione di fermarsi qui. Se Artemis II ha dimostrato che possiamo tornare a orbitare intorno alla Luna, i piani già in calendario puntano a farci mettere piede sul suolo selenitico entro pochi anni. Non si tratta più di “conquista”, come negli anni Sessanta, ma di costruzione. E Wiseman, con il suo gesto quasi banale di tirare fuori lo smartphone per immortalare un “tramonto” spaziale, ha involontariamente umanizzato un traguardo che rischiava di apparire troppo tecnico e lontano.

L’altra faccia della Luna (e le basi scientifiche che verranno)

Ora che abbiamo osservato anche l’altra faccia della Luna da una prospettiva privilegiata, viene spontaneo chiedersi cosa abbiamo realmente scoperto. Al di là dell’emozione del momento, la scienza procede con i suoi tempi: l’impresa Artemis II è stata una boccata d’ossigeno in un periodo storico segnato da conflitti e annunci bellicosi, ma lo sguardo degli ingegneri è già rivolto al prossimo step. Non si parla più, infatti, di turismo spaziale per pochi miliardari, bensì di basi scientifiche permanenti. A chiarirlo è Jeffrey Hoffman, astrofisico ed ex astronauta, il quale descrive un futuro in cui uomini e macchine lavoreranno fianco a fianco per costruire laboratori sotterranei. La fantascienza, insomma, diventa realtà: i prossimi allunaggi non avranno lo scopo di piantare una bandiera, ma di testare tecnologie di sopravvivenza, estrazione di risorse e abitabilità. Le agenzie spaziali, comprese quelle europee, stanno già pianificando come trasferire colonie (seppur scientifiche) sul nostro satellite.

Dal record dell’iPhone alle infrastrutture lunari

C’è un filo rosso che lega il video di Wiseman alla visione di Hoffman. Quel filo è la quotidianità. Se un comandante può riprendere l’Earthset con lo stesso aggeggio che usiamo noi per i video dei nostri gatti, significa che il divario tra l’esplorazione spaziale e la vita comune si è ridotto. La Nasa, forte del successo di Artemis II, ha già diramato le linee guida per le missioni successive: si passerà presto a testare i lander commerciali in orbita terrestre, per poi tentare il vero allunaggio con equipaggio entro il 2028. L’obiettivo dichiarato è costruire una “base duratura” al polo sud lunare, sfruttando il ghiaccio d’acqua per produrre carburante e ossigeno. In questo scenario, il momento raccolto da Wiseman – descritto come un “tramonto sulla spiaggia” – diventa il simbolo di una nuova era: non più quella delle sfide titaniche e irripetibili, ma quella della presenza stabile e quasi “normale” dell’uomo nell’universo. E chissà che tra qualche anno, guardando le foto della base lunare, qualcuno non ripensi a quel video girato con un cellulare, come al primo vero passo di una lunga marcia di routine.

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