Napoli, al via la stagione balneare 2026: acque eccellenti da Posillipo al lungomare Caracciolo
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Redazione Interno
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Con la firma del sindaco Gaetano Manfredi, che ha ufficializzato l’ordinanza disciplinare per la stagione balneare 2026, Napoli si prepara ad accogliere – dal primo maggio fino al trenta settembre – l’esodo di cittadini e turisti verso il proprio litorale. Il provvedimento, recependo le classificazioni deliberate dalla Regione Campania e fondate sui monitoraggi periodici dell’Arpac, non si limita a fissare le date ma traccia una mappa precisa delle aree concesse alla balneazione e di quelle, invece, vincolate da un divieto permanente. Un’operazione, quest’ultima, che restituisce con chiarezza il quadro giuridico e ambientale entro cui muoversi, evitando ambiguità e sovrapposizioni interpretative.
Eccellenza batteriologica e tratti di costa completamente liberi
I dati tecnici, raccolti attraverso i consueti carotaggi dell’agenzia regionale per la protezione ambientale, confermano un giudizio ampiamente positivo per gran parte del litorale cittadino. Come già era accaduto nella precedente stagione, le analisi premiano la qualità delle acque che bagnano il lungomare Caracciolo e le scogliere di Posillipo: due aree simbolo dove la balneabilità non solo è consentita, ma viene classificata ai massimi livelli. Si tratta di un risultato non scontato, se si considera la complessa gestione dei reflui urbani e la pressione antropica esercitata su un’area metropolitana tra le più densamente popolate d’Italia. Le percentuali di campionamento, elaborate dall’Arpac, hanno evidenziato parametri eccellenti per enterococchi ed escherichia coli, ben al di sotto dei limiti imposti dalla normativa europea.
I divieti permanenti e il perimetro della sorveglianza sanitaria
Non tutto il fronte mare, tuttavia, è stato dichiarato idoneo alla balneazione. L’ordinanza firmata da Manfredi individua con precisione i tratti di costa – in prossimità, perlopiù, di punti di scarico o foce di canali – dove vige un divieto assoluto, reiterato anno dopo anno in assenza di interventi strutturali. Queste zone, regolarmente segnalate sul sito del Comune e con apposita cartellonistica, rappresentano il contraltare necessario alla certificazione di eccellenza diffusa altrove. I divieti, va detto, non costituiscono una novità né una sorpresa: si riallineano al quadro delle stagioni precedenti, a riprova di una criticità idrica che le amministrazioni locali non hanno ancora del tutto risolto. Nel frattempo, i bagnatori sono invitati a consultare la mappa interattiva pubblicata dalla Regione Campania, che sovrappone i dati Arpac alla cartografia litorale.
Monitoraggi, ordinanze e l’attesa per la lunga estate partenopea
La regolamentazione firmata da Manfredi interviene, dunque, a valle di un lavoro tecnico di campionamento e classificazione che dura ormai da mesi. L’Arpac ha fornito alla Regione un report dettagliato, analizzato punto per punto dalla direzione generale per la tutela delle acque, e sulla base di quelle valutazioni è stato definito il perimetro della balneabilità 2026. Per i napoletani, che ogni estate affollano le poche spiagge libere e gli stabilimenti del litorale, la notizia di acque eccellenti rappresenta un incentivo concreto a vivere il mare senza l’ansia di un eventuale divieto improvviso. Lo stesso vale per i flussi turistici, sempre più attratti dalla possibilità di coniugare cultura, gastronomia e bagni in acque certificate. L’ordinanza, infine, stabilisce anche le regole per gli operatori balneari, compresi gli obblighi di pulizia e di monitoraggio autonomo della battigia. Dal primo maggio, pertanto, ombrelloni e teli torneranno a colorare le rive consentite, mentre le zone off limits resteranno sotto la lente dell’autorità sanitaria.




