Hannoun e la sinistra, quel filo di incontri ora negato

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A due giorni dall’arresto di Mohammed Hannoun, sospettato di essere un canale finanziario per Hamas, nelle file della sinistra si è scatenata una ridda di precisazioni e prese di distanza. I toni, che prima dell’operazione delle forze dell’ordine erano improntati alla collaborazione e al dialogo, sono mutati radicalmente, lasciando il posto a un coro di smentite sulla familiarità con il presidente dell’Associazione palestinesi in Italia. Si sostiene, da più parti, di averlo incontrato al massimo una volta, per caso, in mezzo a una folla, quasi a volerne cancellare la presenza da un itinerario di rapporti che invece, negli anni, si è dipanato con una certa evidenza dentro e attorno alle istituzioni.

La corsa agli strappi dopo gli arresti

L’ondata di arresti, che ha coinvolto anche altre persone in Europa, ha prodotto un immediato effetto di smarcamento. I leader di Alleanza Verdi e Sinistra, così come esponenti del Partito Democratico, hanno iniziato a gomitate per chiarire di non avere alcuna vicinanza con l’uomo al centro dell’inchiesta. “Non è un amico”, è diventato il ritornello, una formula che cerca di tracciare un solco netto tra le posizioni politiche di sostegno alla causa palestinese e i legami personali con chi ora è indagato per associazione con finalità di terrorismo. La necessità di difendere l’immagine pubblica, insomma, ha fatto emergere una narrazione che insiste sulla casualità dei contatti, ridimensionando quanto fino a poco prima appariva come un riconoscimento pubblico della sua figura di rappresentante.

L’evento in Parlamento e le memorie divergenti

Proprio la memoria di quegli incontri è oggi al centro della controversia. Uno in particolare, svoltosi nel 2022 a Montecitorio, organizzato con il concorso di forze politiche di centrosinistra e al quale presero parte, tra gli altri, alcuni parlamentari. Quell’appuntamento, che allora aveva il senso di un ascolto ufficiale, viene oggi descritto dai partecipanti come un episodio marginale, un semplice incrocio di passaggio in una conferenza stampa affollata. La ricostruzione contrasta con le immagini e le notizie diffuse all’epoca, le quali mostravano invece un’interazione formale e riconosciuta. Quel filo di cui si parlava, fatto di occasioni pubbliche e palchi condivisi, viene oggi presentato come uno spago sottile e casuale, quasi insignificante.

Il percorso nelle stanze del potere

La presenza di Hannoun nell’ecosistema politico-istituzionale di una certa area non è stata, in verità, episodica. L’architetto di origine giordana ha tessuto, nel corso del tempo, una rete di rapporti che lo hanno portato a intervenire in manifestazioni, a partecipare a dibattiti e a essere ricevuto in sedi rappresentative, sempre con il patrocinio o la partecipazione di esponenti del centrosinistra. Un percorso che, al di là delle dichiarazioni attuali, delinea una forma di legittimazione progressiva, ora messa in discussione dagli sviluppi giudiziari. Le indagini, coordinate dalla procura, stanno cercando di ricostruire l’effettiva destinazione dei fondi e la struttura organizzativa di riferimento, operando distinzioni nette – sul piano giuridico – tra le attività di solidarietà e quelle di supporto al terrorismo.

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