Gaza, oltre 340 bambini uccisi dopo il cessate il fuoco. Il Pam taglia gli aiuti a mezzo milione di persone
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Redazione Esteri
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A poco più di un anno dall'annuncio dell'accordo di cessate il fuoco tra Hamas e Israele, il bilancio per i bambini della Striscia di Gaza resta drammatico: secondo l'Unicef sono oltre 340 i minori uccisi e centinaia quelli rimasti feriti da quando la tregua è entrata in vigore.
Nelle ultime due settimane, ha riferito il portavoce dell'agenzia Onu Ricardo Pires nel corso di un briefing a Ginevra, cinque bambini e due bambine sono stati uccisi e almeno altri 33 sono rimasti gravemente feriti in attacchi aerei, incursioni di droni e sparatorie in diverse aree della Striscia; altri due bambini sono morti per ferite riportate in precedenza.
Una tregua che non protegge i più piccoli
Per le famiglie che piangono la perdita dei propri figli, ha osservato Pires, queste statistiche non corrispondono all'idea che la maggior parte delle persone ha di un cessate il fuoco. La guerra continua a condizionare ogni aspetto della vita dei minori: dove dormono, cosa mangiano, se possono andare a scuola. Circa 800 mila bambini sono ancora sfollati e la maggior parte vive in tende o in edifici bombardati e pericolanti, mentre si stima che 60 mila abbiano perso uno o entrambi i genitori durante il conflitto o dopo la tregua.
Con l'arrivo dell'inverno, molte famiglie riempiono sacchi di farina vuoti con la sabbia per impedire all'acqua piovana di entrare nelle tende, mentre il sistema fognario, gravemente danneggiato dai bombardamenti, rappresenta una minaccia ulteriore: il bacino di raccolta delle acque piovane di Sheikh Radwan è già mezzo pieno e le piogge potrebbero far straripare liquami contaminati nelle aree residenziali.
La scuola riapre tra le macerie
Nonostante il quadro generale, da Gaza arrivano anche segnali di ripresa parziale. Il 22 settembre la scuola del Patriarcato latino di Gerusalemme a Gaza, legata alla parrocchia cattolica della Sacra Famiglia, ha riaperto ufficialmente i battenti per l'anno scolastico 2026-2027, accogliendo 1.005 studenti dai 2 ai 18 anni. Il parroco, padre Gabriel Romanelli, ha descritto lacrime di gioia negli occhi dei bambini e dei genitori nel rivedere i propri figli sui banchi dopo tre lunghissimi anni.
La riapertura si colloca in un contesto devastato: circa il 98 per cento degli edifici scolastici della Striscia è stato distrutto o gravemente danneggiato e oltre 660 mila studenti sono stati privati dell'istruzione in presenza. La ripresa generale delle lezioni, avviata il 19 settembre, coinvolge circa 541 mila studenti, la stragrande maggioranza dei quali studia in tende di fortuna, spazi temporanei o scheletri di cemento pericolanti, con gravi carenze di banchi, quaderni e libri.
Secondo l'Unicef, dal cessate il fuoco oltre 560 mila bambini hanno potuto riprendere un percorso educativo, anche grazie a più di 200 centri di apprendimento sostenuti dall'agenzia.
Il Programma alimentare mondiale riduce gli aiuti
Sul fronte umanitario, la crisi dei finanziamenti sta costringendo il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite a tagliare drasticamente l'assistenza. A partire da questo mese, ha annunciato il Pam, circa 500 mila persone a Gaza perderanno l'accesso ai pacchi alimentari mensili: i beneficiari scendono da 1,6 milioni a 1,1 milioni.
Le razioni sono state dimezzate, con le famiglie che riceveranno un solo pacco invece di due e una busta di farina più piccola; il numero di pasti caldi distribuiti ogni giorno è sceso da 250 mila a 150 mila e le famiglie che vivono nelle aree più difficili da raggiungere, comprese quelle vicine alla linea gialla del controllo militare israeliano, riceveranno un pasto caldo a giorni alterni.
Il valore dell'assistenza in denaro per 75 mila famiglie è stato ridotto, mentre il Pam continua a sostenere i panifici che coprono un terzo del fabbisogno di pane della Striscia, l'assistenza nutrizionale a 300 mila tra donne e bambini e gli spuntini scolastici per 200 mila studenti.
La denuncia dell'agenzia Onu: non manca l'accesso, mancano i fondi
Il direttore esecutivo ad interim del Pam, Carl Skau, di ritorno da una visita a Gaza, ha spiegato che la riduzione non dipende dalla mancanza di accesso umanitario ma esclusivamente dalla carenza di risorse: negli ultimi otto mesi, ha ricordato, il programma ha raggiunto tra 1,5 e 1,8 milioni di persone ogni mese, rappresentando per loro un'ancora di salvezza, ma ora è costretto a ridurre l'assistenza.
Nel 2026 i contributi per l'operazione nei Territori palestinesi sono stati meno della metà rispetto agli anni precedenti e l'agenzia ha urgente bisogno di 450 milioni di dollari per mantenere le operazioni critiche a Gaza e in Cisgiordania nei prossimi sei mesi, da ottobre a marzo 2027.
Secondo i dati del Pam, circa 1,4 milioni di persone, il 67 per cento della popolazione della Striscia, versano in una condizione di insicurezza alimentare acuta di livello di crisi o peggiore, e 200 mila si trovano in condizioni di emergenza che richiedono assistenza immediata per evitare morti per fame; solo un bambino su cinque consuma una dieta sufficientemente diversificata.
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