La città abbraccia Nicolas, Daniele e Giorgio: "Eravate, siete e sarete la migliore gioventù di Macerata"
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Redazione Interno
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Sono servite due ore di cerimonia, nell'impianto sportivo Helvia Recina - Pino Brizi gremito in ogni ordine di posto, per tributare l'ultimo saluto a Nicolas Calabrese, Daniele Francalancia e Giorgio Franceschini; i tre ragazzi di vent'anni, o poco più, che domenica all'alba hanno perso la vita in uno schianto sulla superstrada, hanno ricevuto il commiato di una città intera, commossa e silenziosa, prima ancora che fragorosa negli applausi che hanno scosso le tribune al passaggio delle bare e al termine della funzione religiosa, quando gli amici più cari hanno voluto consegnare ai genitori due palloni da calcio e uno da basket, a testimonianza delle passioni che animavano quei giovani cuori.
L'ingresso delle bare e il lungo applauso del silenzio
Le tre bare, portate a spalla, sono entrate nello stadio mentre un silenzio profondo, surreale, avvolgeva la folla; quel silenzio è stato rotto soltanto da un applauso lungo e sofferto, che ha accompagnato il trasporto dei feretri fino all'altare allestito a centro campo.
Sulla sedia a rotelle, poi, è comparso Michele Calcagni: il ventunenne che viaggiava con loro nell'auto quella mattina, dimesso dall'ospedale, ha voluto essere presente a tutti i costi, sorretto dal gruppo di amici che gli sono stati vicini durante tutta la cerimonia, mentre le note di "Sogna, ragazzo, sogna" si levavano nell'aria mista a palloncini bianchi.
Il sindaco e le parole dal centro del campo
Sandro Parcaroli, sindaco di Macerata, ha preso la parola per primo dall'altare, affiancato dalla moglie Emanuela Bosco e dal presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli; la sua voce ha scandito una frase destinata a rimanere impressa, tra i ricordi e le lacrime dei familiari in prima fila: "Daniele, Giorgio, Nicolas, eravate, siete e sarete, la migliore gioventù di Macerata".
Parcaroli ha seguito la funzione religiosa dalla tribuna centrale e, dopo di lui, sono intervenuti gli amici più stretti dei tre ragazzi, che hanno voluto ricordare con affetto e commozione i momenti condivisi e i sogni che si portavano dentro.
Il gesto della donazione: "Altri potranno riassaporare la vita"
Tra i temi emersi con forza, al di là del dolore, c'è stato quello della donazione degli organi: le famiglie hanno comunicato il consenso al prelievo, in alcuni casi già espresso in vita dai ragazzi al momento del rinnovo della carta d'identità, e Paolo Cerchiara, coordinatore ospedaliero procurement dell'Azienda ospedaliero universitaria delle Marche, ha sottolineato il valore di questa scelta, definendola il massimo dell'espressione consapevole di solidarietà: "Grazie al dono offerto dalle vittime altri potranno riassaporare la vita" ha detto Cerchiara, mettendo in luce come quella decisione, dolorosa per chi resta, rappresenti un atto di straordinaria generosità.
La folla, gli applausi e la promessa della città
Mentre i giovani presenti si stringevano attorno ai genitori, abbracciandoli e consegnando i palloni simbolo delle passioni sportive dei tre amici, lo stadio intero ha risposto con scrosci di applausi che hanno accompagnato l'uscita dei feretri. "Tutta Macerata è con queste famiglie. lo sarà sempre" ha detto il sindaco, raccogliendo il sentimento di una comunità che ha voluto esserci, compatta, senza bisogno di molte parole; Michele Calcagni, visibilmente provato ma sorretto dal gruppo, ha seguito ogni momento della cerimonia, testimone superstite di un legame che nemmeno la tragedia ha potuto spezzare, tra lacrime, silenzi e la promessa di un ricordo che non verrà mai meno.




