Mastella annuncia la sua malattia in chiesa: "Pregate per me, non so se ce la faccio"
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Redazione Interno
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Un silenzio irreale ha accolto le parole di Clemente Mastella nella basilica della Madonna delle Grazie, nel giorno dedicato alla patrona del Sannio, quando il sindaco di Benevento ha interrotto il clima di raccoglimento per lanciare un appello che ha gelato i fedeli presenti. L'arcivescovo Michele Autuoro aveva appena concluso un passaggio della sua omelia dedicato ai malati, quando Mastella ha preso la parola per chiedere pubblicamente preghiere per sé, confessando il suo stato di salute con una franchezza che ha sconvolto l'assemblea: "A tutti chiedo di pregare per me. anche io sono malato, spero di farcela", ha detto, aggiungendo poi un "non so se ce la faccio" che ha amplificato la portata di un annuncio tanto inaspettato quanto drammatico.
La scelta di raccontarsi al Corriere della Sera
Nell'intervista rilasciata al Corriere della Sera, Mastella ha ripercorso i momenti che hanno preceduto quella dichiarazione pubblica, spiegando le ragioni che lo hanno spinto a non nascondere la propria condizione, ma anzi a renderla nota proprio durante una cerimonia religiosa che riunisce la comunità beneventana intorno alla sua patrona.
È una scelta che, nelle sue parole, non è stata dettata dall'impulso del momento, ma da una riflessione più profonda sul rapporto tra l'uomo e la propria vulnerabilità, su quel gesto di "consegnarsi" agli altri che implica un atto di fiducia assoluta, ma che espone anche al rischio di essere feriti.
La riflessione sulla vulnerabilità umana
La vicenda umana di Mastella, che pure ha alle spalle una lunga carriera politica, diventa così un pretesto per riaprire un discorso più ampio su ciò che significa ammalarsi e su come la società si rapporta alla fragilità altrui, un tema che la psicoterapeuta e scrittrice Stefania Andreoli ha affrontato nella sua rubrica "Scomodati" per Sky tg24 Insider.
L'annuncio del primo cittadino beneventano, con la sua carica di drammaticità e sincerità, ha infatti riacceso una riflessione sull'umano che si espone agli altri, sulla forza che può nascere dal mostrare le proprie crepe e sulla difficoltà, per molti, di accettare quella che viene percepita come una sconfitta rispetto all'immagine di sé che si è costruita nel tempo.
La solidarietà del senologo Carlo Iannace
Tra i primi a manifestare vicinanza a Mastella c'è stato il senologo Carlo Iannace, primario della Breast Unit dell'azienda ospedaliera San Giuseppe Moscati di Avellino, che ha voluto sottolineare come l'atto del sindaco di mostrare la propria fragilità sia stato, in realtà, un gesto di grande forza, oltre che un momento di umanità condivisa che travalica i confini della politica.
Iannace, che ha voluto esprimere la propria solidarietà sia in veste di medico che di amico, ha definito l'appello di Mastella come un esempio di coraggio civile, capace di abbattere quel muro di ipocrisia che spesso circonda il tema della malattia, specialmente quando a parlarne sono persone note o che ricoprono ruoli istituzionali.
La commozione e il senso di smarrimento collettivo
La notizia, rimbalzata rapidamente oltre i confini della città campana, ha suscitato un'ondata di commozione che, come ha osservato il giornalista Renzo Dall'Olio, deriva dal fatto che la malattia si presenta come un imprevisto capace di travolgere qualsiasi certezza, cancellando le differenze tra chi era famoso o sconosciuto, ricco o povero, potente o umile.
È proprio questa universalità della sofferenza a rendere la vicenda di Mastella così toccante, perché il dolore e lo smarrimento che ha espresso nella basilica non appartengono solo a lui, ma rappresentano una condizione che chiunque, prima o poi, si trova ad affrontare, e che per un attimo ha fatto dimenticare i ruoli e le gerarchie per lasciare spazio a un sentimento primario di paura e speranza.




