Larry Fink, il capitalismo e il test sull’Ai: ecco perché il ceo di BlackRock dice che investire è l’unica difesa
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Redazione Economia
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Nella sua ultima lettera agli azionisti, Larry Fink, l’amministratore delegato di BlackRock, il colosso che gestisce un patrimonio di 14.000 miliardi di dollari, è stato perentorio: l’intelligenza artificiale, a suo avviso, “aumenterà di molto le disuguaglianze economiche e sociali nel mondo”. Una previsione che, per chi guida la più grande società di investimento globale, potrebbe suonare paradossale, ma che nasconde una soluzione pratica e al tempo stesso spietata per il risparmiatore privato. La ricetta, infatti, è contenuta nella stessa missiva: “Investire nei mercati”. Per Fink, insomma, la tecnologia non sarà un’onda che travolge tutti allo stesso modo; chi possiede già attività finanziarie potrà cavalcarla, mentre chi rimane fuori dal circuito dell’azionariato rischia di restare indietro in modo irreversibile.
Il paragone proposto dal manager è con la rivoluzione del personal computer, che tra la fine degli anni Novanta e la prima decade del Duemila ridisegnò completamente la geografia della ricchezza mondiale, passando attraverso la bolla delle dot-com. Oggi, il settore tecnologico rappresenta più di un quarto della capitalizzazione degli indici globali, e tra i primi dieci miliardari del pianeta solo due non provengono da quel mondo. Non si tratta di una correlazione causale dimostrata in modo univoco, ma la tendenza storica suggerisce che chi non ha partecipato alla crescita di quei titoli non ha beneficiato della trasformazione. Ed è qui che il ragionamento del ceo si fa operativo: se l’intelligenza artificiale polarizzerà ulteriormente il valore in poche aziende, la difesa non può che essere quella di diventare azionisti di quelle stesse società.
A sostegno di questa tesi, c’è anche una simulazione che circola negli ambienti finanziari: chi avesse avviato un piano di accumulo di 200 euro al mese nel 2019 in un Etf europeo sull’intelligenza artificiale, oggi avrebbe più che raddoppiato il valore dell’investimento, con un tasso di crescita annuo del 10,8%. C’è poi un’alternativa meno volatile, come un Etf sull’indice Msci World (dove la tecnologia pesa per oltre un quarto), che avrebbe garantito comunque un rendimento annuo del 6,8%. Il messaggio è chiaro: la creazione di ricchezza legata all’Ai è già in atto, e il meccanismo per agganciarla, per quanto imperfetto, esiste.
Ma c’è un’altra faccia di questo ragionamento, che Fink ha esplorato in un’intervista alla Bbc, e riguarda il destino del lavoro. Il numero uno di BlackRock ha definito “un errore” la pressione sociale che spinge i giovani verso l’università a tutti i costi, idolatrando banchieri e avvocati e sottovalutando silenziosamente chi svolge mestieri manuali. L’intelligenza artificiale, ha osservato, è destinata a ridurre la domanda per molti ruoli da “colletto bianco”, specialmente quelli entry-level, mentre farà esplodere la necessità di figure come elettricisti, saldatori e idraulici, ovvero coloro che costruiranno le infrastrutture fisiche necessarie al funzionamento dell’Ai: data center, reti elettriche, impianti. Non a caso, la fondazione filantropica di BlackRock ha già stanziato 100 milioni di dollari in un programma quinquennale per formare 50mila lavoratori in questi settori.
L’accesso al mercato come argine alla frattura sociale
Il timore di Fink, tuttavia, non è solo quello di una disoccupazione tecnologica, ma quello di una frattura sociale permanente legata alla proprietà degli asset. Il punto, ribadito più volte nei suoi interventi pubblici, è che la ricchezza generata dalle grandi trasformazioni tende a fluire verso chi detiene già capitale, ampliando un divario che rischia di minare la legittimità stessa del sistema. Nel suo intervento a Davos all’inizio dell’anno, il manager aveva già messo in guardia dal pericolo che il capitalismo si allontani troppo dai bisogni reali della società, perdendo consenso. La domanda di fondo, quella che per Fink rappresenta “il test” per il futuro, è se l’Ai farà ai colletti bianchi ciò che la globalizzazione ha fatto agli operai.
La soluzione prospettata, nelle sue linee generali, non è quella di rallentare l’innovazione, ma di allargare la base degli investitori. Il ceo di BlackRock ha parlato della necessità di creare strumenti che permettano a più cittadini di partecipare ai mercati finanziari, citando ad esempio i cosiddetti “Trump Accounts” (un tipo di conto pensionistico individuale) come un passo nella giusta direzione. Ha anche sostenuto l’idea di un fondo di investimento governativo diversificato, che affiancherebbe l’attuale sistema pensionistico senza sostituirlo, con una dote iniziale di circa 1.500 miliardi di dollari. L’obiettivo, insomma, è trasformare chi osserva la creazione di ricchezza da spettatore in proprietario, invertendo la tendenza storica che ha visto la maggior parte dei guadagni concentrarsi nelle mani di pochi.
Energia, tensioni geopolitiche e il peso dell’incertezza
A complicare questo quadro, tuttavia, arriva il contesto geopolitico. Fink ha avvertito che l’escalation del conflitto in Medio Oriente rappresenta una variabile capace di far deragliare le prospettive di crescita. Se il prezzo del petrolio dovesse stabilizzarsi intorno ai 150 dollari al barile, ha spiegato, si innescherebbe una recessione globale severa, perché l’energia agisce come un’imposta regressiva che colpisce i più poveri. Questo scenario avrebbe conseguenze pesanti proprio sul settore dell’Ai, la cui espansione dipende dalla disponibilità di elettricità a basso costo: data center e infrastrutture di calcolo richiedono una quantità di energia enorme, e la capacità di garantirne l’approvvigionamento diventerà un fattore di competitività strategica tra Stati Uniti e Cina.
In questo senso, il manager ha criticato l’Europa per la lentezza d’azione e ha invitato gli Stati Uniti a trattare l’espansione del solare come una priorità per la competitività nell’intelligenza artificiale, e non solo come una questione climatica. La sua analisi, in questo frangente, incrocia i destini della tecnologia con quelli delle materie prime: se l’energia diventa cara e instabile, l’intero castello di investimenti previsti potrebbe vacillare, colpendo in modo sproporzionato proprio quei risparmiatori che cercano di proteggersi investendo nei mercati.
Il paradosso del più grande gestore del mondo
C’è infine un’altra dimensione che rende complesso il messaggio di Larry Fink. BlackRock non è solo un osservatore esterno che dà consigli; è il principale azionista di molte delle aziende coinvolte in questa trasformazione e, in quanto tale, ha già dimostrato di saper orientare il mercato. Le sue partecipazioni in colossi come Enel, Intesa, Unicredit e Leonardo sono pubbliche e rilevanti. E l’incontro riservato con la premier Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, nel 2024, aveva già acceso i riflettori sul ruolo dell’asset manager in progetti strategici come lo sviluppo di data center e infrastrutture energetiche in Italia.
Non si tratta quindi di una predica dall’alto, ma di un ragionamento che nasce dal cuore del sistema finanziario. Fink, che ha costruito il suo impero sulla gestione del rischio e sulla tecnologia Aladdin, non si limita a descrivere il futuro, ma contribuisce attivamente a plasmarlo. Il suo messaggio ai risparmiatori privati è al tempo stesso una difesa d’ufficio del ruolo dei mercati e un avvertimento: la finestra per entrare a far parte del club dei proprietari potrebbe restringersi, e la tecnologia, come già accaduto in passato, non aspetta chi esita. Per lui, investire non è solo un’opportunità, ma la risposta razionale a un’inevitabile accelerazione della storia.




