Piazza Affari sfiora i 50.300 punti, la tregua Usa-Iran spinge i bancari
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Redazione Economia
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Una seduta, quella del 29 maggio, che ha consegnato agli archivi di Borsa Italiana un ennesimo segnale di resilienza per il Ftse Mib, il quale – nonostante un contesto macroeconomico ancora segnato da pressioni inflazionistiche e tensioni geopolitiche – ha chiuso la settimana con un progresso superiore al punto percentuale. L'indice guida di Piazza Affari ha terminato le contrattazioni a 50.037 punti, registrando un incremento dello 0,42% e confermando così quella tendenza primaria positiva che, da ormai diverse sedute, lo mantiene stabilmente agganciato ai massimi storici.
Se si considera l'intero arco settimanale, il dato è ancor più lusinghiero: un rialzo dell'1,06% che proietta il listino milanese in una posizione di forza relativa rispetto alle principali controparti europee, dove Parigi ha ceduto lo 0,1% e Londra ha subito la medesima flessione, mentre Francoforte è riuscita a strappare un marginale +0,1%.
Il traino del comparto creditizio e la dinamica dei prezzi
A fungere da traino per la rimonta finale – quella che ha permesso all'indice di recuperare velocemente posizioni portandosi a ridosso di un'importante zona di resistenza individuata a 50.300 punti – è stato senza dubbio il comparto bancario. Unicredit ha archiviato la giornata con un sostanzioso +1,8%, ma non è stata la sola: a tenere banco sono state anche le performance di Mediolanum e Nexi, entrambe arrivate a segnare un +2%, mentre sul versante dei listini Mid Cap hanno brillato Mediobanca e Banca Monte dei Paschi di Siena, cresciute di circa due punti percentuali.
In una giornata segnata dall'ottimismo per una possibile estensione della tregua in Medio Oriente – elemento che ha contribuito ad abbassare la tensione sull'andamento del greggio – gli investitori hanno dunque premiato i titoli ciclici e quelli più sensibili al rischio tasso, lasciando invece sul fondo del carrello i titoli energetici come Eni e Prysmian, penalizzati dal calo del petrolio sceso sotto la soglia dei 90 dollari al barile.
L'inflazione italiana accelera, focus sui beni energetici
A livello macroeconomico, il dato più atteso dalla vigilia – quello relativo all'inflazione italiana nel mese di maggio – ha effettivamente registrato un'accelerazione, salendo al +3,2%. Un incremento, questo, che secondo gli analisti risente essenzialmente delle rinnovate tensioni sui prezzi dei Beni energetici non regolamentati, senza dimenticare il contributo dei Servizi legati ai trasporti e di quelli appartenenti alla sfera ricreativa, culturale e della cura della persona.
Esiste tuttavia un contraltare, rappresentato dai prezzi dei Beni alimentari, i quali continuano a mantenere sostanzialmente stabile il proprio ritmo di crescita esercitando di fatto un effetto di freno sulla dinamica complessiva dell'indice dei prezzi al consumo. Il contesto, in attesa dei prossimi segnali dalla Banca Centrale Europea, rimane quindi complesso, sebbene la Borsa – almeno per il momento – sembri avere scelto di guardare prevalentemente al bicchiere mezzo pieno rappresentato dalle prospettive di pace.
I numeri della seduta e lo scenario grafico
Tornando ai puri numeri della seduta, il Ftse Mib ha oscillato tra un minimo di 49.933 punti e un massimo di 50.211 punti, confermando quella volatilità frazionale che da giorni caratterizza gli scambi di fine maggio. Se da un lato la tendenza primaria rimane saldamente ancorata al rialzo, dall'altro gli operatori più attenti all'analisi grafica sottolineano come solo il superamento definitivo della soglia psicologica e tecnica dei 50.300 punti possa fornire un nuovo, chiaro segnale rialzista di tipo direzionale.
Le indiscrezioni sulla tregua tra Stati Uniti e Iran – per quanto ancora prive di una ratifica formale che ha reso gli operatori cauti – hanno comunque fornito la scintilla necessaria a sostenere i corsi, in una giornata in cui i flussi sono rimasti piuttosto contenuti ma sufficienti a spingere l'indice principale verso l'ennesima chiusura in territorio positivo.




