Netanyahu promette il pugno di ferro sulla tregua, mentre la Knesset dà il primo via libera alla pena di morte per i terroristi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   In un clima di apparente calma, che le Nazioni Unite definiscono però ancora instabile, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che il suo governo farà rispettare «con il pugno di ferro» la tregua in vigore a Gaza, la quale, a un mese dalla sua entrata in vigore, non sembra aver completamente placato le tensioni. Le operazioni di soccorso umanitario, come riferito da un portavoce dell'ONU, «continuano a essere ostacolati dalla burocrazia, dai divieti ancora in vigore per partner umanitari fondamentali, dal numero insufficiente di valichi e percorsi, e da un livello di insicurezza che persiste nonostante il cessate il fuoco». Lo stesso portavoce, Farhan Haq, ha precisato che, durante il fine settimana, le squadre delle Nazioni Unite hanno segnalato «bombardamenti e colpi di artiglieria navale in diverse aree di Gaza, sebbene a livelli molto inferiori rispetto a prima del cessate il fuoco», un dettaglio che getta un'ombra sulla solidità dell'accordo.

Il voto storico in parlamento

Proprio nel mezzo di questa tregua, percepita come fragile, la Knesset ha approvato in prima lettura un disegno di legge che introduce la pena di morte per i terroristi, una misura fortemente voluta dal ministro per la Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir. L'emendamento al codice penale, che è stato approvato dal Comitato per la Sicurezza Nazionale, ha ottenuto 39 voti favorevoli e 16 contrari, segnando un passaggio preliminare ma significativo nell'iter legislativo. Ben Gvir, il quale aveva minacciato di ritirare il suo partito, Jewish Power, dalla coalizione di governo se la proposta non fosse stata messa ai voti, ha descritto l'esito come una «vittoria per le vittime del terrorismo».

Una celebrazione controversa

Subito dopo il voto, il ministro ha voluto celebrare l'avvenimento in maniera plateale, portando personalmente dei dolci in parlamento, un gesto che ha simbolicamente sottolineato l'importanza politica da lui attribuita alla norma. La legge, che potrebbe applicarsi in particolare ai palestinesi condannati per aver compiuto attacchi mortali contro israeliani, rappresenta una svolta potenziale per un paese che, di fatto, è considerato abolizionista da decenni. L'ultima esecuzione capitale, infatti, risale al 1962, quando fu giustiziato Adolf Eichmann, il criminale nazista responsabile dell'Olocausto.

Il contesto giuridico e le prospettive

Sebbene la pena di morte sia tecnicamente prevista per un numero limitatissimo di crimini nel sistema legale israeliano, la sua applicazione è stata eccezionale, rendendo il paese un caso particolare nel panorama internazionale. L'approvazione definitiva della legge, che richiede ancora altri passaggi parlamentari, trasformerebbe profondamente questo approccio, segnando un inasprimento senza precedenti della risposta statale al fenomeno terroristico. L'iniziativa legislativa si colloca sullo sfondo di un conflitto, quello con Hamas scatenato dagli attacchi del 7 ottobre 2023, che continua a influenzare profondamente le scelte politiche e di sicurezza.

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