L’Olimpia Milano vince la nona Coppa Italia, Tortona lotta ma deve arrendersi all’85-77 finale

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Alla Inalpi Arena di Torino, davanti a 12.597 spettatori che hanno stabilito un nuovo record di presenze per un atto conclusivo della manifestazione, l’EA7 Emporio Armani Milano ha conquistato la sua nona Coppa Italia maschile di basket, superando in una finale ricca di pathos e colpi di scena la Bertram Derthona Tortona per 85-77 -2-4. Si tratta del secondo trofeo stagionale per i colori meneghini dopo la Supercoppa italiana vinta a settembre, un successo che assume un sapore particolare perché rappresenta la prima affermazione in questa competizione per coach Peppe Poeta da quando siede sulla panchina dell’Olimpia, ruolo che ricopre da meno di tre mesi a seguito dell’avvicendamento in pianta stabile con Ettore Messina, tornato a ricoprire un ruolo esclusivamente dirigenziale -4. Il percorso trionfale dei biancorossi, che in semifinale avevano avuto la meglio sulla Germani Brescia in una gara dai punteggi altissimi chiusa 106-102, si è così intrecciato per la seconda volta nella storia con quello dei piemontesi nell’atto conclusivo della coppa nazionale: la precedente occasione risaliva al 2022 a Pesaro, quando l’allora squadra di Messina aveva avuto la meglio con un più netto 78-61 -1-4.

L’inizio della partita aveva fatto presagire una replica di quell’esito, con un avvio monologo da parte di Milano. La squadra di Poeta, che partita dopo partita sta cercando di imprimere una propria identità a un gruppo reduce da due finali perse consecutivamente, aveva costruito un vantaggio che in pochi minuti aveva toccato la doppia cifra, arrivando fino al +17 grazie a una circolazione di palla fluida e a un’efficacia offensiva notevole -5. La fisicità di Josh Nebo sotto le plance, autore di 14 punti, e la vena realizzativa di Zach LeDay avevano costituito le basi di un parziale che alla fine del primo quarto vedeva l’Olimpia avanti 33-20, con Armoni Brooks già in grado di mettere a referto triple importanti dalla panchina -8-9. Sembrava profilarsi una gara a senso unico, ma Tortona, forte delle due rimonte che l’avevano portata in finale dopo i successi contro Venezia e la Virtus Bologna, non aveva alcuna intenzione di arrendersi -7.

La riscossa di Tortona e il duello Hubb-Brooks accendono la finale

Nel secondo quarto la musica è cambiata radicalmente. Milano ha improvvisamente perso la propria fluidità offensiva, collezionando palloni persi e subendo la pressione di una Bertram Derthona che ha trovato in Prentiss Hubb il suo faro. La guardia statunitense, già protagonista di una stagione ad altissimi livelli e reduce da medie realizzative importanti nelle gare precedenti, ha innescato un parziale di 14-0 che ha riportato i piemontesi fino al 42-40, ricucendo uno strappo che sembrava incolmabile -8-9. Al riposo lungo il punteggio era nuovamente in bilico sul 47-45, a testimonianza di quanto la squadra di coach Mario Fioretti, anche lui ex storico assistente proprio sulla panchina dell'Olimpia, avesse saputo ribaltare l’inerzia della partita grazie all’agonismo e alla precisione al tiro -1-8. La reazione di Tortona non si è esaurita negli spogliatoi: nel terzo periodo, complice un ulteriore calo di concentrazione dei meneghini, i piemontesi sono addirittura riusciti a operare il sorpasso, toccando il +6 con un gioco da tre punti di Justin Gorham che issava il punteggio sul 50-56 e faceva tremare il palazzetto -5-9. La squadra di Fioretti sembrava poter concretizzare la terza impresa consecutiva, ma dall’altra parte è emersa la profondità del roster milanese.

Proprio nel momento di massima difficoltà, l’Olimpia ha ritrovato la via del canestro e la solidità difensiva. Marko Guduric, partito con qualche difficoltà, ha preso per mano i compagni realizzando otto punti cruciali a cavallo tra terzo e ultimo periodo, mentre Leandro Bolmaro ha dato una scossa in fase di interdizione con due rubate trasformate in schiacciate in contropiede -4-5. È stato però ancora una volta Armoni Brooks, già decisivo in semifinale con 27 punti contro Brescia, a piazzare la zampata vincente -6. Nel momento clou del quarto periodo, l’ex Houston ha infilato una serie di conclusioni pesantissime, tra cui una tripla da distanza siderale che ha definitivamente spezzato la resistenza di Tortona, portando Milano sul +7 e chiudendo virtualmente i conti -9. Il suo apporto finale è stato di 20 punti, che gli sono valsi il premio di MVP della Final Eight, mentre per i piemontesi non sono bastati i 23 punti di un eroico Hubb e i 12 di Vital, spesso imbrigliato dalla difesa di Bolmaro -2-9.

Il primo trofeo dell’era Poeta e il sorpasso nell’albo d’oro

Il 77-85 finale fotografa una partita che ha vissuto di strappi e contro-strappi, decisa nei minuti conclusivi dalla maggiore esperienza e qualità del roster milanese, capace di piazzare un parziale di 26-15 nell’ultima frazione di gioco dopo aver subito il gioco per larghi tratti -8. Per l’Olimpia si tratta del nono successo nella manifestazione, un risultato che permette ai biancorossi di staccare di una lunghezza Virtus Bologna e Pallacanestro Treviso nell’albo d’oro della coppa nazionale, diventandone la squadra più titolata in solitaria -4-5. È il trofeo numero 55 della storia del club meneghino, il 46° in ambito nazionale, un bottino che impreziosisce una stagione finora costellata da alti e bassi ma che trova nelle coppe una dimensione vincente -4.

Per Peppe Poeta, invece, si tratta di una prima volta assoluta da capo allenatore in una competizione che da giocatore aveva già vinto, curiosamente, con la maglia di Torino, ovvero nella stessa città che ha ospitato questa edizione del torneo -4. La sua gestione, subentrata in corsa, incassa così un importante riconoscimento che va ad aggiungersi alla già citata Supercoppa, sebbene quella fosse stata conquistata con il precedente assetto tecnico ancora in panchina. La dedica del presidente Pantaleo Dell’Orco, che ha sollevato il trofeo insieme alla squadra, e i complimenti ufficiali del presidente FIP Giovanni Petrucci e del numero uno LBA Maurizio Gherardini hanno sancito il successo di un evento che ha registrato il tutto esaurito per quattro giorni, con oltre 40.000 presenze complessive, segno di una vitalità e di un interesse del pubblico torinese per la palla a spicchi che non accenna a diminuire -2-4. Dall’altra parte, per Mario Fioretti, alla sua prima finale da head coach dopo una lunga gavetta come assistente proprio a Milano, resta la soddisfazione di aver guidato la sua squadra in una finale combattuta fino all'ultimo, giocata punto a punto contro una corazzata come l'Olimpia, confermando il valore del lavoro svolto a Tortona -1-8.

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