Giorgio Faletti, il ricordo della moglie Roberta: "Pensavo fosse uno sborone"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Davanti alle telecamere di un programma televisivo, scorrono filmati che ritraggono momenti salienti di una carriera poliedrica, fatta di successi nel cabaret, nella musica con l'indimenticabile "Signor Tenente" e nella letteratura con i thriller che hanno conquistato milioni di lettori; eppure, per Roberta Bellesini, il fulcro di quelle immagini non è la gloria artistica, bensì il ricordo personale e struggente dell'uomo che ha amato, scomparso ormai undici anni fa dopo una malattia che non ha lasciato scampo.

Un giudizio iniziale che non lasciava presagire il destino

La prima impressione, come lei stessa racconta con disarmante sincerità, fu tutt'altro che lusinghiera, al punto da condensarsi in una definizione tanto colorita quanto spietata: "sborone". L'episodio, che risale a quando lui aveva trentacinque anni e lei appena quindici, si dipana davanti al bar Cocchi di Asti, dove Faletti fece il suo ingresso al volante di una Ferrari rossa, accompagnato da una modella dalla bellezza impeccabile e dalle gambe lunghissime, in una scena che, per l'adolescente che era allora, rappresentava l'apice di una spacconeria calcolata.

Il segno del destino che ha riscritto ogni cosa

Quella che poteva sembrare una semplice e fugace constatazione giovanile, destinata a svanire nella memoria, venne invece sovvertita da quella che la stessa Ballesini ha definito "un'assurda coincidenza", un segno del destino così potente e inatteso da farle capire, quasi per rivelazione, che il loro amore era scritto in un copione più grande di loro. La madre di Roberta, peraltro, non si fidava completamente della situazione, anche a causa della differenza d'età, che vedeva Faletti più grande di un anno rispetto alla figlia; un dettaglio, questo, che non bastò a fermare un legame destinato a durare una vita.

L'eredità artistica e il lavoro per custodire la memoria

Oltre al dolore della perdita, è rimasto un patrimonio di opere e di pensieri che Roberta, insieme all'amica e attrice Chiara Buratti, ha voluto raccogliere e curare in una pubblicazione dal titolo "Io dico", una raccolta che attinge a piene mani dalle citazioni dei suoi romanzi, dai testi delle sue canzoni e da alcuni materiali inediti, offrendo così un ulteriore tassello per comprendere la profondità di un artista che, da cabarettista, è riuscito a trasformarsi in uno scrittore di noir di straordinario successo, il cui esordio letterario, "Io uccido", vendette un numero impressionante di copie in tutto il mondo.

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