Giorgio Faletti, il ricordo della moglie in tv: "Pensavo fosse uno sborone"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Davanti alle telecamere, di fronte ai filmati che ripercorrevano la carriera del marito, Roberta Bellesini non è riuscita a trattenere le lacrime, in un momento di commozione che ha squarciato il velo del tempo e riportato alla luce, con immediatezza, il dolore per una perdita ancora vivida. La puntata del programma, andata in onda di recente, ha offerto il palcoscenico per un ricordo toccante e per una confessione inaspettata sulla prima impressione che ebbe di colui che, in seguito, sarebbe diventato il compagno della sua vita. Quella che definì, con un termine colorito e schietto, una percezione di "sborone", si rivelò infatti solo l'inizio di una storia il cui esito era, in qualche modo, già scritto.
Un amore segnato dal destino
Roberta ha svelato un particolare curioso, quasi un presagio, che riguardava la diffidenza iniziale di sua madre, la quale notava come l'artista avesse un anno in meno di lei. Quel dettaglio, che poteva apparire come un banale ostacolo, si è poi trasformato in un segno rivelatore, in quella che la stessa moglie ha descritto come un'"assurda coincidenza" che le fece capire come il loro legame fosse destinato a compiersi. La narrazione, privata e intima, si è dipanata senza retorica, mostrando il lato umano e spontaneo di un rapporto nato sotto una cattiva stella per poi consolidarsi in un affetto profondo.
L'eredità di un artista poliedrico
La memoria di Faletti, scomparso undici anni fa dopo aver combattuto con coraggio una lunga malattia, vive non solo attraverso le emozioni di chi lo ha amato, ma anche nella sua vasta produzione artistica. Cabarettista di talento, attore, cantautore di successo – come dimostrò al Festival di Sanremo con "Signor Tenente" – e infine scrittore di noir di straordinario successo, seppe conquistare il pubblico con la sua battuta fulminante e la sua capacità di osservare il mondo. Il suo primo thriller, "Io uccido", divenne un caso editoriale con milioni di copie vendute, dimostrando una versatilità che pochi artisti possiedono.
Le parole che restano
Proprio per custodire e tramandare il suo pensiero, è nato il volume "Io dico", una raccolta curata da Roberta Bellesini e dall'amica Chiara Buratti che attinge a piene mani dai romanzi, dalle canzoni e da alcuni inediti dell'artista. Il libro, che propone riflessioni sulla vita, sull'amore e sulla società, si configura come un'antologia delle sue intuizioni più acute, permettendo di ritrovare quella voce unica che, attraverso la risata, la musica e la pagina scritta, ha saputo parlare al cuore e alla mente di molti. È in queste frasi, alcune delle quali divenute celebri, che il suo eclettismo trova forse la sua espressione più compiuta e duratura.




