Maltempo estremo a giugno, l’esperto: “Fragilità idrogeologica non facilita in caso di bombe d’acqua”
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Redazione Interno
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Il mese di giugno – quello che meteorologicamente parlando segna l’inizio ufficiale dell’estate – si è aperto con un’ondata di maltempo che ha investito diverse regioni della Penisola, portando un brusco calo termico e fenomeni estremi, dalla grandine alle cosiddette bombe d’acqua. Dopo un maggio caratterizzato da temperature quasi estive, il repentino cambio di scenario meteorologico ha colto molti impreparati, sebbene gli esperti lo inquadrino in un contesto ben preciso.
“Siamo passati da un maggio con caldo estivo a situazioni di raffreddamento repentino”, spiega il fisico Valerio Rossi Albertini, il quale non nutre dubbi sull’origine di queste violente escursioni termiche: “Questi effetti sono giustificabili con il cambiamento climatico”. La sua analisi, che evita facili sensazionalismi, si concentra su un dato strutturale: la Penisola, per la sua conformazione prevalentemente collinosa e montuosa (il 70% del territorio presenta rilievi), sconta una fragilità idrogeologica di fondo che rende ogni precipitazione intensa particolarmente pericolosa.
La dinamica della perturbazione e l’allerta della protezione civile
Una volta esaurita la prima perturbazione, quella che ha eroso il bordo settentrionale dell’anticiclone portando maltempo al Nordest e su parte del Centro-Sud, un nuovo fronte è entrato in azione nella giornata di giovedì. I suoi effetti principali si sono concentrati sulle regioni del Nord Italia, con le prime piogge a partire dall’arco alpino, senza coinvolgere in modo significativo le regioni centro-meridionali, se non con qualche pioggia sul medio versante adriatico.
La Protezione Civile, in risposta a questa fase di instabilità diffusa, ha diramato un’allerta arancione sulla Liguria di Levante (poi revocata nella mattinata) e un’allerta gialla che ha coperto un vasto territorio: non solo Liguria e Lombardia, ma anche Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Provincia Autonoma di Bolzano, Friuli-Venezia Giulia, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise e parti di Lazio, Campania e Puglia.
Sul fronte operativo, non sono mancati disagi concreti: in Friuli-Venezia Giulia, per esempio, sono pervenute oltre centocinquanta chiamate alla Sala Operativa Regionale per allagamenti diffusi e rami caduti.
Le previsioni per il weekend e l’evoluzione anticiclonica
Guardando al prossimo futuro, la perturbazione in transito tra giovedì e venerdì raggiungerà sabato mattina il basso versante adriatico, generando una moderata instabilità. Si tratterà prevalentemente di residue piogge che interesseranno fino al mattino la Puglia centro-settentrionale e la Basilicata, seguite da un miglioramento con ampie schiarite già entro il pomeriggio. Sul resto d’Italia, il weekend inizierà più stabile e soleggiato, con l’eccezione del Nordovest.
Tuttavia, il quadro generale sembra destinato a una rapida rimonta dell’alta pressione; dopo l’ultimo impulso instabile, l’Italia si prepara a vivere una nuova fase più stabile, dominata dall’anticiclone. Se il grande caldo intenso potrebbe non tornare almeno fino a metà mese, le temperature sono attese comunque in linea o leggermente superiori alle medie stagionali a partire dai prossimi giorni.
L’analisi strutturale: perché il territorio italiano è così esposto
Al di là dell’immediatezza dell’evento meteorologico, l’analisi di Rossi Albertini offre uno spunto di riflessione più profondo, che riguarda la prevenzione e la gestione del territorio. Le “continue fibrillazioni” atmosferiche, spiega il fisico, si abbattono su un Paese che non sempre ha le difese adeguate. “Serve mettere in sicurezza il territorio, soprattutto alle pendici dei monti dove i corsi d’acqua devono essere sgomberati”.
La sua tesi è che la natura, in queste circostanze, abbia bisogno di spazio per defluire senza causare danni; se non gliene viene lasciato – tra cementificazione eccessiva e letti dei fiumi ristretti – l’acqua se ne riprende con la forza, tracimando e aggravando il bilancio dei danni. Le immagini degli allagamenti e degli alberi abbattuti dal vento, arrivate soprattutto dal Nord, testimoniano quanto questa dinamica sia ormai ricorrente.
La sfida, implicitamente sollecitata dall’esperto, resta quella di adattare un territorio storicamente fragile a una nuova normalità climatica fatta di eventi sempre più rapidi ed estremi.




