Leone XIV esordisce con un appello alla pace: 150mila in piazza per il primo Angelus

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mezzogiorno preciso, e dalla loggia di San Pietro risuona la voce di Leone XIV, che intona il Regina Coeli con un tono stentoreo, quasi a voler raggiungere ogni angolo della piazza gremita. Tra la folla, il signor Andres Blas, peruviano di Trujillo ma romano d’adozione da trent’anni, non nasconde l’emozione. «El pueblo lo ama per la sua semplicità», dice stringendo la bandiera del suo Paese, quella bianca e rossa con lo scudo centrale. Non è un caso che Leone XIV, già missionario in Perù, anni fa cantasse Feliz Navidad con i giovani di Chiclayo: quel legame con la gente, fatto di gesti spontanei, oggi si riflette nell’affetto dei fedeli accorsi per il suo primo Angelus.

Le immagini riprese dall’elicottero della polizia mostrano una piazza stracolma, con oltre 150mila persone. Un mare di volti che si accalcano sotto il balcone, pronti ad ascoltare le parole del nuovo pontefice. E Leone XIV, puntuale e deciso, non delude. «Mi rivolgo ai potenti del mondo: mai più la guerra», dice, lanciando un appello che tocca i fronti più caldi: una «pace giusta per l’Ucraina», il «cessate il fuoco a Gaza» e la «liberazione degli ostaggi israeliani». Un messaggio netto, che però riporta alla luce anche le sue posizioni passate. Quando era vescovo in Perù, con il nome di Robert Francis Prevost, non usò mezzi termini per definire l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, parlando di «autentico imperialismo» da parte di Mosca

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