Avatar 3: il cinema di Bellano sceglie Cameron e sfida le logiche della distribuzione
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Mentre "Avatar: Fuoco e Cenere" esplode nelle sale di tutto il mondo, portando con sé, come di consueto, il suo inconfondibile mix di spettacolarità visiva e ricerca narrativa, una piccola storia ai margini del grande evento racconta un'altra verità, quella di un mercato cinematografico sempre più rigidamente controllato. James Cameron, il cui terzo capitolo della saga di Pandora si conferma un'opera-mondo capace di fondere generi e profondità introspettiva con una tecnica che continua a fare scuola, è al centro di una scelta coraggiosa in un angolo della provincia di Lecco. A Bellano, infatti, il locale cinema sul lago ha deciso di programmare proprio "Fuoco e Cenere" per le festività natalizie, operando di fatto un esclusione: quella di "Buen Camino", l'ultima fatica di Checco Zalone, il cui arrivo in sala viene così rimandato alla fine di gennaio prossimo.
Una programmazione dettata più dalle imposizioni che dalla libertà di scelta
Quella che potrebbe sembrare una semplice preferenza gestionale, in realtà, cela le dinamiche spesso soffocanti che regolano i rapporti tra le sale indipendenti e le grandi major di distribuzione. L'opzione per il kolossal di fantascienza, presentato di recente a Milano con il cast storico che comprende Sam Worthington e Stephen Lang insieme ai nuovi volti della saga, non è stata infatti completamente libera. Si è trattato, piuttosto, di aderire a un piano di programmazione imposto, il quale lascia poco spazio alle esigenze del territorio o alla volontà del gestore, costringendo di fatto a rimandare un film attesissimo dal pubblico italiano. Una prassi che, se da un lato garantisce la massima diffusione dei blockbuster, dall'altro rischia di appiattire l'offerta culturale e di marginalizzare le realtà più piccole, le quali si trovano a dover mediare tra le richieste del pubblico e le clausole contrattuali.
Il senso di un'opera che trascende il semplice intrattenimento
Proprio il cast, in occasione delle presentazioni, ha più volte sottolineato come "Avatar" rappresenti ormai molto più di una serie di film. Per gli attori, alcuni dei quali legati ai propri personaggi da oltre un quindicennio, si tratta di un percorso di vita che va ben al di là della mera interpretazione, un'esperienza condivisa che cresce insieme a loro e al pubblico. Cameron, del resto, ha sempre concepito questo universo come un veicolo per tematiche urgenti e universali, dove la tecnologia al servizio della visione non è mai fine a se stessa ma si fonde con un discorso profondo, capace di interrogare lo spettatore sul rapporto con l'ambiente e con l'"altro". "Fuoco e Cenere", continuando le vicende di Jake Sully e Neytiri e della loro famiglia, promette di approfondire proprio questa dimensione, arricchendo la mitologia di Pandora con nuovi conflitti e nuove consapevolezze.
Le storie parallele di un panorama cinematografico frammentato
La vicenda della sala di Bellano, per quanto minore, è sintomatica di un ecosistema in cui la battaglia per la sopravvivenza si gioca spesso su dettagli contrattuali e sulla capacità di resistenza del singolo esercizio. Mentre il film di Cameron conquista i multiplex con il suo potenziale di incasso globale, le piccole realtà devono destreggiarsi tra logiche che poco hanno a che fare con la promozione della cultura cinematografica in senso ampio. Questo caso, in definitiva, non sminuisce il valore dell'opera, che resta un evento imperdibile per gli appassionati del cinema di genere e di visione, ma accende un riflettore su un meccanismo industriale i cui ingranaggi, talvolta, soffocano la pluralità delle voci e la specificità delle scelte locali, in un momento in cui la fruizione collettiva delle storie sullo schermo cerca faticosamente di riconquistare il suo spazio.




