Crollo alla Torre dei Conti, la procura indaga per omicidio colposo e disastro
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Redazione Interno
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Undici operai, dei quali due sono stati tratti in salvo dalla sommità della struttura, si trovavano al lavoro il 3 novembre quando una porzione della Torre dei Conti, nel cuore archeologico di Roma, è venuta giù. Octav Stroici, il muratore romeno di sessantasei anni che è rimasto sepolto per undici lunghe ore sotto le macerie, è spirato poco dopo il ricovero in ospedale, una fine tragica che ha spinto la procura di Roma ad aprire un fascicolo per omicidio colposo e disastro colposo, oltre che per lesioni personali. L’area del cantiere, dove erano in corso opere di restauro finanziate attraverso il Pnrr, è stata immediatamente posta sotto sequestro dai militari dell’Arma, i quali hanno effettuato, già il giorno successivo alla sciagura, un nuovo sopralluogo per raccogliere elementi utili a ricostruire una dinamica che appare, fin da questi primi atti, complessa e gravida di responsabilità.
Le misure di sicurezza e l’autopsia sul corpo dell’operaio
Parallelamente all’indagine della magistratura, che ha disposto l’autopsia sul corpo di Octav Stroici per accertare le cause precise del decesso, il Campidoglio è intervenuto con un’ordinanza urgente, la numero 150 firmata dal sindaco, al fine di garantire la pubblica incolumità in una zona resa pericolosa dal crollo. Il provvedimento, che ha efficacia immediata, interdice il transito – sia veicolare che pedonale – in tutto il perimetro di Largo Corrado Ricci, una disciplina provvisoria destinata a rimanere in vigore fino a quando non cesseranno le esigenze di sicurezza e non si concluderanno le verifiche strutturali sulla torre medievale, la cui stabilità è ora al centro delle attenzioni dei periti.
Il verbale che segnalava i rischi legati alla storia dell’edificio
Un documento, un verbale della commissione speciale capitolina sul Pnrr datato 24 febbraio, getta un’ombra sinistra sulla vicenda, poiché in quelle carte si discuteva apertamente dei rischi strutturali connessi alla Torre dei Conti, menzionando, tra l’altro, gli abusi edilizi perpetrati nel corso dell’Ottocento e, successivamente, durante il periodo del regime fascista. Quel rapporto, che ripercorreva la storia travagliata dell’immobile prima che si concretizzasse il “sogno” di una terrazza panoramica sulla Capitale, oggi assume un valore probatorio cruciale per i pubblici ministeri, i quali stanno esaminando con scrupolo ogni passaggio dei lavori, compresi i ritardi che hanno caratterizzato il restauro prima del tragico epilogo.
L’inchiesta sui lavori e la ricostruzione dei fatti
I magistrati, concentrandosi sulle modalità che hanno condotto al crollo, stanno vagliando l’intera gestione del cantiere, un’attività investigativa che procede di pari passo con gli accertamenti tecnici sul luogo. L’obiettivo principale è stabilire una correlazione diretta tra le criticità, già note e per certi versi anticipate dal verbale, e la dinamica dell’incidente, al fine di accertare se e quali profili di responsabilità, sul piano penale, possano essere ascritti ai soggetti chiamati a dirigere i lavori. L’intera operazione, del resto, è osservata con apprensione da quanti, residenti o semplici frequentatori della zona, attendono risposte chiare su una tragedia che ha lacerato il tessuto urbano e umano della città.




