Stellantis richiama 320mila Jeep ibride per rischio incendio alle batterie
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Redazione Economia
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Stellantis ha diramato un richiamo di portata internazionale che interessa, stando ai dati più recenti, 375.000 Suv ibridi plug-in, un provvedimento reso necessario a seguito di diciannove segnalazioni di incendi correlati a un guasto delle batterie. L’avviso ufficiale, pubblicato dalla National Highway Traffic Safety Administration, ha sottolineato come il problema risieda in alcune celle della batteria ad alto voltaggio che potrebbero essere state assemblate con un separatore danneggiato, una condizione che, in determinate circostanze, innesca un surriscaldamento con conseguente pericolo di fiamme. L’azienda, che sta attraversando una fase di riassetto delle proprie attività sul suolo americano, ha pertanto avviato la procedura di richiamo per un numero che supera le 320.000 unità soltanto negli Stati Uniti, un’operazione che coinvolge specificamente i modelli Jeep Wrangler 4xe, costruiti tra il 2020 e il 2025, e i Jeep Grand Cherokee 4xe, prodotti dal 2022 al 2026.
Le raccomandazioni immediate per i proprietari
Nel frattempo, mentre i tecnici lavorano per definire le riparazioni necessarie, Stellantis ha rivolto una raccomandazione precisa a tutti i possessori dei veicoli interessati: parcheggiare le vetture all’esterno, lontano da strutture abitative o altri fabbricati, e di non ricaricare le batterie fino a quando l’intervento correttivo non sarà stato portato a termine. Questa misura cautelare, sebbene provvisoria, mira a contenere qualsiasi potenziale rischio, considerata la natura del guasto che, come accennato, riguarda componenti interne alle batterie stesse e che, per loro stessa definizione, operano a livelli di tensione particolarmente elevati.
L’impatto sull’operato del gruppo automobilistico
La decisione di Stellantis, guidata dal CEO Antonio Filosa, si inserisce in un momento delicato per il colosso dell’auto, impegnato in una complessa riorganizzazione delle sue operazioni nel mercato nordamericano. Un richiamo di tali dimensioni, che tocca due dei modelli di punta della gamma Jeep, rappresenta senza dubbio una sfida significativa sotto il profilo logistico e dell’immagine, costringendo la casa a mobilitare risorse ingenti per gestire le operazioni di verifica e di sostituzione delle componenti difettose. La vicenda, per come si è sviluppata, ha portato all’attenzione delle autorità e del pubblico un aspetto critico legato alla tecnologia ibrida plug-in, la cui affidabilità a lungo termine è oggetto di scrutinio da parte degli enti regolatori.
La risposta alle indagini sulle origini del problema
Sebbene non siano stati divulgati i dettagli specifici sulle dinamiche che hanno condotto al danneggiamento del separatore, le indagini interne, coordinate con l’agenzia governativa statunitense, hanno permesso di circoscrivere il difetto a un lotto di produzione delle batterie, evitando così di estendere il richiamo a un numero ancora maggiore di veicoli. L’approccio dell’azienda, in questo caso, è stato quello di agire con tempestività, diramando l’allarme non appena le analisi sui casi di incendio hanno evidenziato un pattern riconducibile a una causa tecnica comune, un modo di procedere che, in contesti simili, viene spesso considerato come una prassi volta a limitare potenziali conseguenze.




