Bologna, il sindaco Lepore attacca il governo dopo l'uccisione del capotreno
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Redazione Interno
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La commemorazione di Alessandro Ambrosio, il capotreno ucciso a coltellate lunedì scorso nel parcheggio della stazione di Bologna, si è trasformata in un duro atto di accusa politico. Intervenendo a SkyTg24, il sindaco Matteo Lepore ha posto una questione stringente, quella della sicurezza reale nei luoghi di transito, sollevando un interrogativo che tocca le responsabilità dell'esecutivo. “Perché una persona pericolosa con precedenti era lì?”, ha chiesto il primo cittadino, riferendosi all'autore del gesto, il croato Marin Jelenic. Lepore ha sottolineato come la sicurezza nelle stazioni sia una preoccupazione costante per il personale ferroviario, una categoria quotidianamente esposta a tensioni e rischi, e ha criticato apertamente l'inefficacia delle misure attuali.
Il decreto di espulsione mai eseguito
La domanda del sindaco affonda le sue radici in un dato di cronaca giudiziaria che amplifica la portata della tragedia. Marin Jelenic, infatti, avrebbe dovuto già essere lontano dall'Italia. Aveva ricevuto un decreto di allontanamento dal territorio nazionale, firmato dal prefetto di Milano e notificato alla fine di dicembre. Quel provvedimento, che lo avrebbe condotto oltre confine, non è stato però eseguito in tempo. Lunedì pomeriggio, quando invece avrebbe dovuto essere già espulso, si è presentato alla stazione bolognese e ha consumato il suo gesto omicida, dopo uno screzio avvenuto sul treno. Un dettaglio, questo, che getta un'ombra inquietante sull'intero sistema di controllo e sulle procedure di allontanamento dei soggetti considerati pericolosi.
La paura quotidiana e un passato di violenza
Le parole di Francesca Ballotta, fidanzata della vittima, consegnano un racconto intimo e drammatico della paura che fa da sottofondo alla professione. Alessandro, ha raccontato la donna durante il presidio di commemorazione, amava il suo lavoro ma ne temeva anche alcuni rischi, parlando spesso di persone pericolose incontrate sui convogli. In un messaggio risalente a una settimana prima della morte, le aveva confidato di essere “impazzito” per far pagare il biglietto a tre persone a bordo, un episodio banale che però fotografa le tensioni latenti. La pericolosità dell'aggressore, del resto, trova conferma in un episodio di cronaca nera avvenuto mesi prima in Friuli, dove Jelenic, sorpreso a rubare della birra in un supermercato di Udine, aveva dato in escandescenze devastando parte del locale sotto gli occhi delle telecamere di sicurezza.
Le inchieste e il nodo della prevenzione
L'episodio di Bologna, con le sue dinamiche che intrecciano un omicidio, un'espulsione mancata e un precedente penale, riporta al centro il tema della capacità preventiva delle istituzioni. Le indagini della magistratura dovranno ora accertare ogni passaggio della vicenda, ricostruendo il percorso dell'uomo e le ragioni del fallimento delle misure amministrative a suo carico. Quello che emerge, al di là delle polemiche politiche, è un quadro complesso in cui la sicurezza dei cittadini e dei lavoratori chiama in causa non solo la presenza delle forze dell'ordine, ma anche l'efficacia e la tempestività dei provvedimenti che riguardano individui già segnalati come minaccia.




