L'epidemia di meningite in Inghilterra, il conto dei casi sale a venti e scatta la vaccinazione di massa per gli studenti del Kent

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il focolaio di meningite batterica che si è sviluppato nel sud dell’Inghilterra, con epicentro nella contea del Kent e in particolare nella città di Canterbury, continua a registrare un incremento dei contagi, arrivato a venti unità secondo l’ultimo bollettino diffuso dall’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito. Di questi, nove sono stati confermati da esami di laboratorio, mentre per gli altri undici, quelli definiti come probabili, sono ancora in corso gli accertamenti diagnostici che dovranno stabilire con certezza il legame con il ceppo predominante, identificato nel meningococco di tipo B. La diffusione del batterio, la cui velocità e concentrazione di casi in un arco temporale così ristretto ha spinto gli stessi funzionari sanitari a parlare di un evento senza precedenti nella loro esperienza professionale, ha già provocato due vittime, entrambe giovanissime e legate al mondo dell'istruzione secondaria e universitaria.

L’origine del cluster in una discoteca e l’ipotesi dei superdiffusori

Le indagini epidemiologiche condotte dagli esperti dell’UKHSA hanno ricondotto la genesi di questo cluster anomalo a una serie di serate svoltesi in un locale notturno di Canterbury, il Club Chemistry, nelle date del 5, 6 e 7 marzo. L'occasione di aggregazione sociale, con i suoi tipici comportamenti a rischio come lo scambio di bevande, l'uso promiscuo di sigarette elettroniche e la semplice prossimità fisica in ambienti affollati, avrebbe fornito il terreno ideale per la trasmissione del batterio, che richiede contatti stretti e prolungati per passare da un individuo all'altro. La rapidità con cui l'infezione si è propagata, colpendo non solo i frequentatori della discoteca ma anche i loro contatti stretti all'interno delle residenze universitarie, ha portato i ricercatori a ipotizzare il ruolo di uno o più superdiffusori, individui cioè che, magari asintomatici, hanno inconsapevolmente favorito la circolazione del meningococco in un'ampia cerchia di giovani, molti dei quali, non essendo stati vaccinati in età infantile prima dell'introduzione del vaccino MenB nel 2015, si sono trovati completamente scoperti dal punto di vista immunitario.

La mobilitazione sanitaria tra profilassi antibiotica e carenza di vaccini

Di fronte all'escalation dei contagi, le autorità sanitarie britanniche hanno messo in campo una strategia di contenimento su due livelli, cercando di arginare un'emergenza che il segretario alla Salute Wes Streeting ha definito esplosiva per ritmo e ampiezza. Da un lato, è stata potenziata la somministrazione di antibiotici profilattici, in particolare il Ciprofloxacino, a tutte le persone considerate contatti stretti dei casi accertati, compresi gli studenti dell'Università del Kent e del Canterbury Christ Church University, nonché coloro che hanno frequentato il Club Chemistry nelle serate incriminate; una misura, questa, volta a sterilizzare i portatori sani e a interrompere la catena dei contagi, con circa duemilacinquecento dosi già distribuite. Dall'altro lato, è stato avviato un programma vaccinale mirato che riguarderà inizialmente circa cinquemila studenti residenti nei dormitori del campus di Canterbury, con la possibilità di estendere la platea dei beneficiari in base all'evoluzione della curva epidemiologica. Parallelamente a queste iniziative pubbliche, si è registrata una vera e propria corsa al vaccino privato da parte di cittadini preoccupati, tanto da mandare in tilt il sistema di approvvigionamento di alcune catene farmaceutiche come Boots e Superdrug, costrette a gestire liste d'attesa per una domanda che ha improvvisamente superato l'offerta disponibile sugli scaffali.

Il caso francese e il monitoraggio transfrontaliero

La natura interconnessa della mobilità studentesca ha fatto sì che l'epidemia non rimanesse confinata entro i confini della contea del Kent o del Regno Unito, come dimostra la notifica da parte delle autorità sanitarie francesi di almeno un caso confermato di meningite riconducibile al medesimo focolaio. Si tratta di un individuo, legato all'ambiente universitario di Canterbury, che ha sviluppato i sintomi dopo essere rientrato in Francia, sollevando così il problema del tracciamento dei contatti anche a livello internazionale e della necessità di un coordinamento tra i diversi sistemi sanitari nazionali. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, pur valutando come molto basso il rischio per la popolazione generale dell'Unione Europea, ha comunque raccomandato ai clinici di prestare attenzione ai viaggiatori di ritorno dalle aree interessate e di includere la storia recente degli spostamenti nella valutazione diagnostica di eventuali nuovi casi sospetti, al fine di non farsi sfuggire segnali di una possibile, seppur remota, disseminazione del batterio al di là della Manica.

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