Riaperta l'inchiesta sulla morte di Matilde Lorenzi, due indagati
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Redazione Interno
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A un anno di distanza dalla tragedia che ha stroncato la vita di Matilde Lorenzi, promessa dello sci alpino della nazionale juniores, la Procura della Repubblica di Bolzano ha formalmente riaperto il caso, dando avvio a un procedimento penale che mira a fare piena luce sulle dinamiche dell'incidente. La famiglia della giovane atleta, la quale perse la vita all'età di diciannove anni a seguito di una caduta mentre si allenava sul ghiacciaio della Val Senales, ha diffuso un comunicato nel quale rende noto come le proprie istanze siano state accolte. Gli avvocati, ai quali i familiari si sono affidati sin dallo scorso gennaio, hanno infatti trovato un riscontro concreto nell'autorità giudiziaria, la quale ha disposto l'apertura di un incidente probatorio, strumento fondamentale per ricostruire, con il supporto di consulenze tecniche, non solo la sequenza degli eventi ma anche le concause di tipo medico-legale che contribuirono all'esito fatale.
Se le prime indagini, condotte sul luogo dell'incidente, avevano frettolosamente archiviato la morte come il frutto di una tragica fatalità, senza ritenere necessario approfondire le responsabilità, un differente quadro è emerso dalle successive valutazioni. La Procura, acquisendo nuovi elementi e ascoltando testimonianze che in precedenza non erano state considerate, ha progressivamente maturato l'opinione che vi fossero margini per investigare su possibili negligenze, specialmente in merito alle condizioni di sicurezza dell'ambiente in cui si svolgeva l'allenamento. È questo sostanziale cambio di prospettiva, supportato da prove e dichiarazioni inedite, che ha spinto i magistrati a riprendere in mano il fascicolo, spostando l'attenzione dalla semplice sfortuna a una più complessa analisi delle circostanze che hanno condotto alla sciagura.
Il procedimento penale, attualmente pendente, vede coinvolte due persone i cui nomi sono stati iscritti nel registro degli indagati. La prima figura è quella del responsabile della sicurezza delle piste del comprensorio, Lukas Tumler, chiamato a rispondere delle condizioni in cui versava la pista "Grawand 1" al momento del fatidico allenamento. La seconda, iscritta in un momento successivo, è l'allenatore della sciatrice, la cui condotta e le cui scelte operative in veste di preparatore atletico sono ora oggetto di scrutinio da parte degli investigatori. L'ipotesi che si sta vagliando è se entrambi, per le rispettive competenze e mansioni, possano aver trascurato, in tutto o in parte, quelle che erano le doverose cautele per garantire l'incolumità di un'atleta durante una sessione di allenamento su un ghiacciaio.




