Inchiesta arbitri, il pm Ascione convoca Butti: il “gestore” dei calendari ascoltato in procura

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’inchiesta della procura di Milano sul sistema arbitrale, che ha già portato all’autosospensione dell’ex designatore Gianluca Rocchi, allarga il proprio raggio d’azione fino a coinvolgere le alte sfere organizzative della Lega di Serie A. Secondo quanto riportato da diverse testate, il pubblico ministero Maurizio Ascione ha disposto la convocazione di Andrea Butti, responsabile dell’Ufficio Competizioni, che dovrebbe presentarsi in procura nel corso della settimana per essere sentito come persona informata sui fatti. L’audizione di un profilo decisivo come il suo, va detto, segna di fatto l’ingresso nell’indagine di quella che potremmo definire la “fase 2”, spostando l’attenzione dai diretti gestori della moviola (Gervasoni su tutti) ai meccanismi burocratici e logistici che legano la Lega agli arbitri. In attesa di conoscere i nuovi verbali, il gestore dei calendari del massimo campionato si trova così a dover fare luce su dialoghi e prassi operative forse già finiti sotto la lente degli inquirenti.

Il “factotum” della Lega e i suoi contatti con Rocchi

Per comprendere il peso della convocazione di Butti, bisogna considerare il ruolo centrale che ricopre nella macchina organizzativa: ex team manager dell’Inter (dove ha lavorato per oltre un decennio sotto la gestione di tecnici come Mancini e Mourinho), oggi è l’uomo che tiene i fili delle competizioni e che, proprio per questo, era il referente naturale dell’ex designatore Gianluca Rocchi per questioni che andavano dalla semplice logistica a mansioni più complesse. La procura, insomma, vuole vederci chiaro su quei contatti, soprattutto alla luce di un paio di episodi specifici che potrebbero aver generato i presupposti per l’ipotesi di reato. Da un lato ci sono le edizioni della Supercoppa italiana disputate in Arabia Saudita, per le quali Butti doveva raccordarsi con Rocchi per le procedure burocratiche (come i visti) dei direttori di gara; dall’altro c’è la gestione del centro Var di Lissone, una struttura di proprietà della Lega dove il dirigente, in virtù del suo incarico, rappresentava il punto di riferimento per l’assegnazione degli spazi e le necessità organizzative. Non è chiaro se i pm abbiano intercettato direttamente conversazioni tra i due, ma la scelta di ascoltarlo suggerisce che si stia cercando di ricostruire il perimetro di quelle relazioni.

L’ombra dell’Inter e il testimone “Giorgio”

Il nome di Andrea Butti, però, non è l’unico ad arricchire il fascicolo guidato da Ascione in questi giorni, anzi, si inserisce in un puzzle più ampio che vede intrecciarsi la Lega, l’Aia e i club. Parallelamente alla sua audizione, infatti, la procura ha programmato una serie di nuovi esami testimoniali che coinvolgeranno anche gli addetti agli arbitri delle squadre, ovvero quelle figure che fungono da cerniera tra le società e i fischietti. Tra questi, particolare attenzione è rivolta a Giorgio Schenone (club referee manager dell’Inter), il cui nome riaffiora continuamente dalle intercettazioni telefoniche che hanno scatenato il caso: in una conversazione dell’aprile 2025, Rocchi si rivolge al suo vice Gervasoni dicendo “Loro non lo vogliono più vedere”, riferendosi all’arbitro Doveri, e nella stessa telefonata spunta un riferimento a un generico “Giorgio”. Il fatto che Butti abbia un passato lavorativo così radicato nel club nerazzurro (dove ha ricoperto ruoli di estrema fiducia fino al 2013) non fa che aggiungere un ulteriore livello di approfondimento a una vicenda dove i confini tra gestione tecnica e influenze esterne sembrano essersi sfumati, lasciando ai magistrati il compito di separare il lecito dall’illecito.

I cinque indagati e la pratica dei “visti”

Al momento il registro degli indagati per concorso in frode sportiva conta cinque nomi, tra cui spiccano quelli di Rocchi e del supervisore Var Gervasoni, ma l’audizione di Butti rappresenta un tassello cruciale per capire se il meccanismo di pressione si sia esteso anche ai vertici della Lega. Butti, spiegano gli investigatori, era probabilmente l’interlocutore principale di Rocchi per le trasferte estere: una prassi che, se in apparenza appare meramente amministrativa, assume rilievo perché dimostra la frequenza e la confidenza dei rapporti tra l’ufficio competizioni e la designazione arbitrale. L’uomo dei calendari verrà sentito proprio per verificare se, durante quelle interlocuzioni, siano mai emerse richieste implicite o esplicite relative alle “gradite” di alcune squadre, oppure se il confine tra l’organizzazione pura e la gestione delle preferenze sia stato effettivamente rispettato. Una seconda fase, questa, che promette di allungare ulteriormente i tempi di un’inchiesta destinata a scandire i prossimi mesi del calcio italiano.

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