Inchiesta arbitri, il pm convoca Zappi e Tommasi: si allarga il fronte dei testimoni
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Redazione Sport
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La procura di Milano, che già nelle scorse ore aveva messo nel mirino i rapporti tra il mondo dei club e la classe arbitrale ascoltando figure come Pinzani e Butti, stringe ora il cerchio attorno ai vertici dell’Associazione Italiana Arbitri. Il sostituto procuratore Maurizio Ascione, per la giornata di domani – venerdì 8 maggio –, ha infatti esteso le convocazioni a due nuovi soggetti, entrambi destinati a essere sentiti come persone informate sui fatti, in quella che ormai viene considerata la fase più delicata dell’indagine sul presunto concorso in frode sportiva. L’elenco degli auditi, stando a quanto si apprende da fonti qualificate riprese dall’agenzia AGI, non si limiterà quindi al solo Giorgio Schenone, il club referee manager dell’Inter la cui posizione è al centro dell’attenzione per i suoi legami con l’ex designatore Rocchi.
Zappi e la sua posizione defilata nel mirino del pm
A finire sotto la lente degli inquirenti sarà, in particolare, Antonio Zappi, il presidente dell’Aia recentemente decaduto dopo che il Collegio di Garanzia del CONI ha confermato una pesante inibizione di tredici mesi nei suoi confronti; una condanna, quest’ultima, maturata per pressioni indebite sugli organi tecnici, anche se formalmente Zappi risulta al momento indagato esclusivamente in altre inchieste e qui verrà ascoltato per la sua vicinanza ai protagonisti della vicenda. Il pm, nel sollevare il velo su quanto accadeva ai piani alti della designazione, vuole capire quali informazioni circolassero ai vertici e se esistesse, come ipotizzato dall’accusa, un sistema di copertura o quanto meno di consapevolezza diffusa riguardo alle presunte preferenze manifestate nei confronti di alcune società. La convocazione di Zappi, che fino a pochi giorni fa rappresentava la massima autorità arbitrale nazionale, suggerisce che l’indagine non si fermi ai semplici esecutori materiali delle scelte, ma miri a verificare la reale permeabilità dell’intero sistema dirigenziale.
Tommasi, l’erede scomodo che sostituisce l’autosospeso Rocchi
Parallelamente, lo stesso pm ascolterà Dino Tommasi, ovvero colui che ha da poco ereditato la poltrona di designatore dopo l’autosospensione di Gianluca Rocchi, avvenuta lo scorso 25 aprile. Tommasi, che dei meccanismi descritti nelle intercettazioni era il vice e, quindi, il principale confidente dell’ex designatore, rappresenta una fonte potenzialmente cruciale per ricostruire la routine quotidiana degli uffici di Lissone e le eventuali ingerenze esterne nella compilazione dei ruoli arbitrali. Sebbene la procura non abbia ancora formalizzato ipotesi di reato a suo carico, la sua posizione – per la cronaca, a metà tra la vecchia guardia e il nuovo corso – lo rende un testimone oculare privilegiato delle dinamiche che hanno portato all’apertura del fascicolo; lui stesso, nelle ore immediatamente successive allo scoppio del caso, aveva espresso pubblicamente "solidarietà e vicinanza" proprio verso Rocchi e l’ex supervisore VAR Andrea Gervasoni, entrambi finiti nel registro degli indagati.
Schenone e l’incontro di San Siro: un’intercettazione chiave
Non meno rilevante è la posizione di Giorgio Schenone, il dirigente dell’Inter che domani condividerà l’aula con Zappi e Tommasi. L’attenzione nei suoi confronti, oltre al ruolo ufficiale di trait d’union tra la Beneamata e la classe arbitrale, deriva da alcune conversazioni captate dagli inquirenti nelle quali Rocchi menzionava un “Giorgio” riferendosi a pressioni ricevute per schermare determinati arbitri, in un contesto dove il riferimento al club nerazzurro sembrava fin troppo esplicito. E a dare ulteriore linfa all’ipotesi investigativa, c’è il presunto incontro faccia a faccia avvenuto a San Siro proprio nella serata della semifinale di Coppa Italia tra Milan e Inter, un summit nel quale – secondo le ricostruzioni – si sarebbe discusso della sorte di Daniele Doveri, considerato un fischietto “sgradito” alla squadra di Simone Inzaghi. La procura, mediante l’audizione di Schenone, cerca ora di stabilire dove finisca la legittima interlocuzione tra società e designatore e dove inizi, invece, quell’illecito condizionamento che configurerebbe il reato di frode sportiva.




