Inchiesta arbitri, il pm sente Zappi e Tommasi: allargamento dei fronti dopo le intercettazioni su Rocchi e Gervasoni
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Redazione Sport
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Il quadro investigativo sulla presunta gestione pilotata delle designazioni arbitrali si infittisce ulteriormente, con la Procura di Milano che ha programmato per la giornata di domani, venerdì 8 maggio, un doppio appuntamento destinato ad ampliare il raggio d'azione delle verifiche. Dopo la lunga audizione che ha visto protagonisti il coordinatore dei rapporti con i club Riccardo Pinzani e il dirigente della Lega Serie A Andrea Butti – entrambi ascoltati come persone informate sui fatti senza che nei loro confronti siano al momento ipotizzate contestazioni – toccherà ora a due figure di vertice dell’Associazione Italiana Arbitri, le quali rappresentano rispettivamente il passato recente e l’attuale gestione commissariata del settore. Da un lato ci sarà Antonio Zappi, ex presidente dell’AIA la cui parabola istituzionale si è bruscamente interrotta dopo la conferma dell’inibizione di tredici mesi comminatagli dal Collegio di Garanzia del CONI -3-8; dall’altro, siederà invece Dino Tommasi, l’ex fischietto che ha ereditato l’incarico di designatore dopo l’autosospensione forzata di Gianluca Rocchi.
Il nodo delle intercettazioni e il ruolo dell’Inter
L’elemento che lega indissolubilmente queste due comparizioni, fissate per la stessa giornata di quella del club referee manager dell’Inter Giorgio Schenone, è la volontà della procura di ricostruire ogni snodo relazionale che gravitava attorno al designatore Rocchi e al suo vice Andrea Gervasoni, entrambi finiti nel registro degli indagati con l’accusa di concorso in frode sportiva. Il cuore pulsante dell’inchiesta, come emerso dalle trascrizioni rese note nei giorni scorsi, resta la conversazione intercettata a San Siro lo scorso 2 aprile 2025, durante la semifinale di Coppa Italia, dove Rocchi discuteva di arbitri “graditi” e “sgraditi” a un club di Serie A. È in quei dialoghi che fa capolino il nome “Giorgio” – che gli inquirenti hanno identificato proprio in Giorgio Schenone – e si delineano le strategie su chi dovesse dirigere partite decisive come Bologna-Inter o il derby di ritorno.
Zappi: dalla squalifica alla convocazione forzata
Per quanto riguarda Antonio Zappi, la sua convocazione – sebbene la notizia lo dia ormai formalmente decaduto dalla presidenza – rappresenta un tentativo di fare chiarezza sul clima che si respirava ai piani alti dell’AIA nel periodo in cui si sarebbero consumate le presunte irregolarità. Zappi, la cui inibizione è stata confermata in via definitiva, era infatti al vertice dell’associazione quando Rocchi gestiva le designazioni; il suo eventuale ruolo, anche solo come “spettatore informato” sulle dinamiche interne, potrebbe rivelarsi cruciale per capire se l’alterazione del sistema fosse un fenomeno circoscritto a un singolo ufficio o se coinvolgesse una gestione più ampia dei rapporti tra i vertici arbitrali e le società di calcio. La sua audizione, insomma, servirà a mettere nero su bianco le sue conoscenze riguardo ai metodi di selezione dei fischietti.
Tommasi: l’erede nel mirino delle domande
Dall’altra parte, la scelta di ascoltare Dino Tommasi – il nuovo designatore subentrato a Rocchi dopo il 25 aprile – assume contorni quasi speculari ma complementari. Se Zappi rappresenta il vertice “istituzionale”, Tommasi siede oggi sulla stessa sedia che fu dell’indagato, e la procura cercherà di accertare se il passaggio di consegne sia avvenuto in un contesto di normalità operativa o se Tommasi possa fornire dettagli preziosi sulle pressioni subite o, al contrario, su eventuali irregolarità già in atto nei meccanismi di scelta dei direttori di gara. La sua posizione è delicata: da un lato è il nuovo responsabile, dall’altro potrebbe essere stato testimone, nei mesi precedenti, di quelle stesse logiche che oggi sono al vaglio della magistratura.
Un mosaico che si allarga
L’audizione contemporanea di Zappi e Tommasi, assieme a quella di Schenone, segna quindi il passaggio a una fase due dell’indagine, laddove la prima – caratterizzata dall’ascolto di figure esclusivamente tecniche come Butti e Pinzani – mirava a ricostruire il “come” funzionava il sistema illecito. La fase attuale, invece, sembra tesa a capire il “perché” e il “chi altro”: ascoltare l’ex presidente e il nuovo designatore significa voler tracciare un arco temporale completo delle responsabilità, confrontando la gestione di Rocchi con quella precedente e successiva. Restano al momento cinque gli indagati ufficiali, tra i quali spiccano i nomi di Rocchi e Gervasoni, mentre l’elenco delle partite sotto osservazione – che include gare come Udinese-Parma e Inter-Verona – si allunga senza che, per ora, vengano ipotizzate responsabilità dirette in capo ai club coinvolti. La giornata di domani si preannuncia quindi come un tornante decisivo per capire se queste nuove testimonianze confermeranno l’ipotesi accusatoria del concorso in frode, o se invece introdurranno elementi di parziale giustificazione o di deviazione delle responsabilità.




