Milano, le intercettazioni nel caso arbitri: «Inter rompe il c* pesantemente». Rocchi e Gervasoni sotto inchiesta, la Procura chiede l'archiviazione

Milano, le intercettazioni nel caso arbitri: «Inter rompe il c* pesantemente». Rocchi e Gervasoni sotto inchiesta, la Procura chiede l'archiviazione
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   A un anno dall'avvio delle indagini, il fascicolo che ruota attorno alle presunte interferenze dell'Inter sulle designazioni arbitrali si avvia verso una conclusione inaspettata: la Procura della Repubblica di Milano ha depositato la richiesta di archiviazione sia nei confronti della società nerazzurra, che era stata formalmente iscritta nel registro degli indagati soltanto due giorni prima, sia per la posizione del capo dei designatori Gianluca Rocchi.

L'atto, firmato dal pm Maurizio Ascione e dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, giunge al termine di un percorso investigativo che aveva sollevato più di un interrogativo sul rapporto tra il mondo del calcio e la giustizia ordinaria, ma che ora, secondo gli inquirenti, non contiene gli estremi per configurare il reato di frode sportiva.

Le intercettazioni che hanno acceso il dibattito

A rendere la vicenda particolarmente scottante, e a tenerla viva nell'agenda degli appassionati, sono state alcune intercettazioni telefoniche finite nel mirino degli investigatori. In particolare, il contenuto di una conversazione intercorsa il 29 aprile 2025 tra Gianluca Rocchi e il suo collaboratore Andrea Gervasoni, responsabile del Var, ha fatto rapidamente il giro delle cronache.

Nel dialogo, Rocchi si sfoga apertamente riguardo alle pressioni ricevute da parte del club nerazzurro in vista della partita Verona-Inter del 3 maggio successivo: «Siccome questi dell'Inter ci stanno rompendo il c... pesantemente, stavo pensando... Ma se noi invertissimo, e su Inter-Verona mettessimo Piccinini invece che Sozza?», si legge nelle trascrizioni.

La frase, dal tono volutamente provocatorio e informale, ha immediatamente acceso le polemiche, alimentando il sospetto che le designazioni potessero essere influenzate da sollecitazioni esterne, un tema delicato per la credibilità dell'intero sistema arbitrale. Dalle intercettazioni, tuttavia, emerge anche un altro fronte, ovvero la discussione tra Rocchi e Riccardo Pinzani, il delegato dell'Aia (Associazione Italiana Arbitri) preposto ai rapporti con i club, che conferma le rimostranze arrivate dalla società nerazzurra per evitare la nomina di Simone Sozza in quella specifica partita.

Il nodo della frode sportiva e la posizione dell'Inter

Al di là del clamore suscitato dai contenuti delle conversazioni, gli aspetti tecnico-giuridici hanno preso il sopravvento nel definire l'esito dell'inchiesta. L'archiviazione richiesta dalla Procura si basa sull'assenza di un sistema strutturato finalizzato ad alterare la regolarità delle competizioni, elemento indispensabile per integrare la fattispecie penale.

Gli inquirenti, nel loro decreto motivato, hanno evidenziato come non siano emersi contatti diretti e intercettati tra l'ex designatore e gli esponenti dell'Inter, escludendo quindi che vi fosse un canale preferenziale o una regia occulta capace di orientare le scelte arbitrali.

La stessa società, che solo formalmente era stata messa sotto accusa con l'ipotesi di responsabilità amministrativa da reato, ha visto archiviare la propria posizione contestualmente all'iscrizione nel registro, un passaggio che, sebbene anomalo per tempistica, è stato interpretato come una fase tecnica propedeutica alla chiusura del fascicolo.

Rimane invece in piedi il capitolo relativo alla giustizia sportiva, alla quale verranno trasmessi tutti gli atti, comprese le intercettazioni e le valutazioni della Procura, affinché siano eventualmente valutati eventuali profili disciplinari di competenza federale.

I retroscena di un'inchiesta lunga un anno

L'indagine era partita oltre dodici mesi fa, con l'obiettivo di fare luce sulle designazioni di quattro partite di Serie A ritenute sospette, e aveva finito per coinvolgere figure di spicco come Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni. Nel corso delle indagini, coordinate dal pm Maurizio Ascione, che proprio ieri ha lasciato il suo incarico a Milano per trasferirsi alla Procura europea antifrode, e da Paolo Ielo (coassegnato al fascicolo circa un mese fa dal procuratore Marcello Viola), sono emerse diverse telefonate che testimoniavano un pressing da parte di alcuni ambienti del calcio.

L'attenzione degli investigatori si è però scontrata con un limite oggettivo: le pressioni verbali o le rimostranze per una designazione, per quanto sgradite, non si traducono necessariamente in un'azione criminosa. I magistrati hanno concluso che, anche a voler considerare veritiere le pressioni, queste non avrebbero avuto la capacità effettiva di inquinare la regolarità della competizione o di creare un danno patrimoniale tale da integrare la frode sportiva.

Con la richiesta di archiviazione, la giustizia penale si tira indietro, lasciando però il campo alla Federazione, che potrebbe valutare eventuali illeciti sotto il profilo dell'ordinamento sportivo.

Le implicazioni per il futuro del calcio italiano

Il provvedimento di archiviazione, che dovrà ora essere vagliato dal Gip, chiude di fatto la partita giudiziaria ma lascia aperte numerose riflessioni sul clima che si respira dietro le quinte del calcio di alto livello. Le parole di Rocchi, sebbene estrapolate da un contesto più ampio e in un certo senso "confidenziale", hanno riacceso i riflettori su un sistema di relazioni spesso opache e su un rapporto tra società e arbitri che, come evidenziato anche dalle telefonate, è fatto di pressioni quotidiane e tentativi di condizionamento.

D'altro canto, la decisione della Procura di non procedere penalmente sembra suggerire che, per quanto rumorose e fastidiose, queste dinamiche restano confinate nell'alveo di una lotta psicologica e mediatica, priva di riscontri oggettivi su presunti favoritismi sistematici. La documentazione inviata alla giustizia sportiva rappresenta ora l'unico fronte ancora aperto, anche se appare probabile che le sanzioni, qualora arriveranno, riguarderanno profili deontologici o comportamentali piuttosto che veri e propri illeciti penali.

L'ombra di un campionato influenzato da pressioni esterne rimane, ma a oggi non si traduce in un reato perseguibile dalla legge.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.