Inchiesta arbitri, le scintille tra Gervasoni e Nasca per la gomitata di Bastoni in Inter-Verona

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’inchiesta della procura di Milano sul mondo arbitrale, un terremoto giudiziario che ha già portato all’autosospensione del designatore Gianluca Rocchi, continua a restituire un quadro di rapporti interni segnati da tensioni inaudite. Oltre ai profili penali legati alla presunta frode sportiva, emergono retroscena che riguardano la gestione della sala Var di Lissone, dove – secondo quanto ricostruito dalle carte e da testimonianze raccolte – si sarebbero consumati veri e propri scontri verbali. Il più clamoroso, riferito dall’edizione odierna de La Repubblica, risale al 6 gennaio 2024 e ha per scenario la partita Inter-Verona, finita 2-1 per i nerazzurri con un gol di Frattesi nei minuti di recupero. Al centro della bufera finiscono il supervisore Var Andrea Gervasoni e il Var Luigi Nasca, entrambi oggi indagati: i due, stando a quanto trapela, avrebbero avuto un alterco talmente acceso, proprio in relazione a un episodio specifico di quel match, da rischiare concretamente di passare dalle parole ai fatti, arrivando quasi alle mani.

Il giallo della gomitata di Bastoni e la mancata revisione

L’episodio che scatenò la furiosa discussione tra Gervasoni e Nasca – una lividura che covava sotto la cenere già da mesi – è ben noto agli appassionati: la gomitata inferta dal difensore dell’Inter Alessandro Bastoni ai danni dell’attaccante del Verona Duda. L’arbitro Fabbri, in campo, lasciò proseguire, ritenendo che non ci fossero gli estremi per il fallo; anzi, a suo dire, il calciatore gialloblù si era rialzato subito prima di accasciarsi, circostanza che influenzò la sua valutazione iniziale. Tuttavia, a far scattare le polemiche – e la successiva denuncia – fu la condotta della cabina Var: Luigi Nasca (assistito da Rodolfo Di Vuolo) decise di non richiamare Fabbri alla cosiddetta “on field review”, ovvero la revisione al monitor a bordo campo. Secondo l’avvocato Michele Croce, tifoso del Verona presente allo stadio quel giorno con i suoi figli e autore dell’esposto che ha dato impulso a questo filone d’inchiesta, quella mancata chiamata costituì una violazione “dolosa” delle norme regolamentari, idonea – a suo avviso – a integrare gli estremi della frode sportiva.

La tensione nella cabina di regia arbitrale

Proprio la decisione di Nasca di non intervenire, una scelta che di fatto validò il gol della vittoria dell’Inter, fu la miccia che fece esplodere il clima già irrespirabile all’interno della sala Var. Gervasoni, che al tempo ricopriva il ruolo di supervisore, avrebbe contestato duramente quella scelta tecnica, ritenendola probabilmente un errore madornale; ne nacque un confronto durissimo, caratterizzato da “scintille” e insulti, tanto che i presenti dovettero temere un contatto fisico tra i due ufficiali di gara. Questo retroscena, lungi dall’essere un dettaglio folcloristico, illumina le fratture profonde che attraversavano il sistema arbitrale ancor prima che scoppiasse il caso giudiziario. Per Gervasoni, oggi indagato per concorso in frode sportiva in relazione a un’altra partita (Salernitana-Modena dell’8 marzo 2025), quell’episodio rappresenta un precedente che la procura sta vagliando per comprendere le dinamiche di potere e i contrasti interni.

Le scadenze processuali e le posizioni degli indagati

Il fronte giudiziario, nel frattempo, si appresta a vivere una settimana decisiva. Gervasoni è stato convocato per un interrogatorio di garanzia, durante il quale – come ha assicurato il suo legale, l’avvocato Michele Ducci – intende “rispondere alle domande” dei pm, concentrandosi però principalmente sul capo d’imputazione che lo riguarda direttamente e che, almeno per ora, è relativo alla partita di Serie B e non al match di San Siro. Più complessa appare la posizione di Luigi Nasca, il quale dovrà fornire la sua versione sulla duplice vicenda: sia sulla mancata revisione in Inter-Verona che sul suo operato nella già citata Salernitana-Modena, dove avrebbe ricevuto pressioni dal supervisore. Le indagini, coordinate dal pm Maurizio Ascione, stanno cercando di fare chiarezza su questi episodi specifici, senza per ora estendere le contestazioni a soggetti esterni al mondo della terna arbitrale, concentrando l’attenzione esclusivamente su presunte collusioni e malversazioni interne all’AIA.

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