L’inchiesta arbitri e il retroscena Inter-Verona: scintille tra Gervasoni e Nasca, quasi alle mani
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Redazione Sport
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Il vortice giudiziario che avvolge il mondo arbitrale italiano, alimentato da un’inchiesta della Procura di Milano per frode sportiva, continua a restituire frammenti di un sistema in cui le tensioni interne sembrano aver giocato un ruolo tanto decisivo quanto oscuro. Oltre ai noti capi d’imputazione che riguardano presunte “designazioni pilotate” e scelte di campo sospette, emergono ora dettagli inediti sui rapporti – tutt’altro che sereni – tra i vertici della tecnologia Var. A rivelarlo è l’edizione odierna de La Repubblica, che getta luce su uno screzio violento avvenuto oltre due anni fa, precisamente il 6 gennaio 2024, al termine della sfida di San Siro tra Inter e Verona.
Al centro della discordia, allora come oggi, c’è la mancata revisione al Var per un episodio che fece molto discutere: la gomitata del difensore nerazzurro Bastoni ai danni del calciatore gialloblù Duda, un’azione direttamente propedeutica al gol decisivo di Frattesi che consegnò la vittoria ai padroni di casa. Secondo la ricostruzione, gli animi si surriscaldarono nella sala di Lissone tra il supervisore Andrea Gervasoni e l’addetto Var Luigi Nasca, entrambi oggi indagati nel fascicolo coordinato dal pm Maurizio Ascione. La tensione, raccontata come una lite accesa, sarebbe stata talmente violenta da richiedere l’intervento di terzi per evitare un contatto fisico; Gervasoni avrebbe duramente contestato la scelta di Nasca – che in quel match era affiancato dall’Avar Rodolfo Di Vuolo – di non richiamare l’arbitro Fabbri al monitor per una revisione in campo (la cosiddetta on field review).
L’esposto dell’avvocato e l’origine dell’inchiesta
Quello che oggi è un procedimento penale su scala nazionale, capace di coinvolgere i vertici dell’AIA e di mettere in discussione partite di Serie A e B, nasce in realtà da un gesto quasi spontaneo di un semplice spettatore. L’avvocato Michele Croce, ex candidato sindaco di Verona e tifoso gialloblù, era presente a San Siro con i suoi figli il giorno di quella partita. Basito da quanto accaduto – non riuscendo a capacitarsi della decisione arbitrale che convalidava la rete – una volta tornato a casa si immerse nello studio del regolamento. Il giorno stesso depositò un esposto in Procura, denunciando formalmente Nasca e Di Vuolo per la violazione della legge 401/1989, quella che disciplina i reati legati alla frode sportiva.
Il legale, che ha più volte ribadito come il suo gesto non fosse mosso da spirito di parte contro l’Inter ma dalla volontà di segnalare un’anomalia regolamentare, ha fornito così il primo tassello di un mosaico che si è espanso nei mesi successivi. L’esposto ha gettato le basi per le indagini, poi aggregate ad altri filoni riguardanti presunti favoritismi e pressioni indebite, permettendo agli inquirenti di ricostruire un quadro di malessere profondo che non riguarda solo i singoli errori, ma la gestione sistemica delle cabine di regia del calcio moderno.
Il nodo Gervasoni e l’interrogatorio imminente
Le scintille di Inter-Verona rappresentano solo la punta dell’iceberg di una conflittualità mai sopita, tornata prepotentemente alla ribalta dopo gli ultimi sviluppi giudiziari. Mentre Gervasoni si prepara a comparire davanti ai pm (è atteso per domani, 30 aprile, presso la caserma della Guardia di Finanza), il suo legale, l’avvocato Michele Ducci, ha chiarito che il suo assistito si presenterà per rispondere alle domande, convinto di poter chiarire la sua posizione. Tuttavia, il capo d’imputazione principale che gli viene contestato – il concorso in frode sportiva – al momento non riguarda il derby d’Italia o la partita di San Siro del 2024, bensì un’altra gara di Serie B: Salernitana-Modena, risalente all’8 marzo 2025.
Secondo quanto trapela dagli atti, in quella circostanza Gervasoni avrebbe sollecitato pesantemente Nasca (che operava in quel match come Var) affinché richiamasse l’arbitro Giua per un controllo al monitor su un episodio di rigore concesso agli emiliani e poi revocato. Una dinamica, quella delle pressioni e delle “spintarelle” verbali, che sembra confermare un modus operandi fondato sulla prevaricazione gerarchica più che sul dialogo tecnico.
Le altre partite nel mirino e le designazioni
Non solo Inter-Verona, comunque, finisce sotto la lente degli inquirenti. L’inchiesta coordinata dalla Procura di Milano sta passando al setaccio anche altre gare, tra cui spiccano alcuni match dell’Inter nella stagione successiva, come i derby e le sfide decisive per lo scudetto – anche se va sottolineato come fonti vicine al tribunale abbiano più volte precisato che non ci sono dirigenti del club nerazzurro iscritti nel registro degli indagati. L’attenzione è concentrata esclusivamente sulla condotta dei fischietti e dei loro supervisori, in particolare sull’ex designatore Gianluca Rocchi – che al contrario di Gervasoni ha scelto di non presentarsi all’interrogatorio, avvalendosi della facoltà di non rispondere – e sulla gestione del cosiddetto “caso Rocchi”, legato a presunti accordi riservati per la nomina di arbitri graditi a determinate società tra le mura di San Siro. In questo clima di sospetti e veleni incrociati, l’ombra della gomitata di Bastoni continua ad allungarsi, trasformando un’azione di gioco al limite della regola in un potenziale grimaldello giudiziario capace di scardinare le certezze dell’intero sistema.




