L’inchiesta che travolge Rocchi, tra le carte della procura spunta anche la gomitata di Bastoni
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
L’indagine della procura di Milano sul mondo degli arbitri, che ha portato all’autosospensione del designatore Gianluca Rocchi e del supervisore Var Andrea Gervasoni, non è nata soltanto dalle segnalazioni più note relative alla scelta dei fischietti “graditi” all’Inter. Tra i faldoni del pm Maurizio Ascione, che da oltre un anno ormai conduce gli accertamenti su presunte irregolarità nella stagione sportiva, è finito con prepotenza anche un episodio specifico di campo risalente al gennaio del 2024. Si tratta della partita Inter-Verona, e in particolare della famosa gomitata del difensore Alessandro Bastoni ai danni del calciatore del Verona Duda, un gesto che – a distanza di mesi e grazie a un esposto presentato da un legale esterno agli ambienti tradizionali del calcio che giocano – ha trovato una nuova, e inaspettata, rilevanza penale.
L’esposto dell’avvocato e la partita fuori lista
A determinare l’ingresso di quella gara nei registri degli indagati non è stata la denuncia presentata dall’ex assistente arbitrale Domenico Rocca (quella che ha innescato il grosso dell’inchiesta sulle designazioni) bensì un atto firmato dall’avvocato Michele Croce. Quest’ultimo, che tra i suoi trascorsi vanta una candidatura a sindaco di Verona nel 2017 con un partito – Verona Pulita – scioltosi poi due anni dopo, aveva già manifestato il suo dissenso subito dopo il fischio finale. Croce denunciò pubblicamente il mancato intervento dei giudici della sala Var, ritenendo quel silenzio non più un semplice errore umano, ma una lacuna ben più grave. La sua istanza, caduta inizialmente nel vuoto rispetto alle liste ufficiali della procura federale, ha invece attecchito nell’inchiesta milanese, dove ora i dialoghi tra la cabina di regia e il direttore di gara sono finiti sotto la lente degli investigatori.
Il dialogo choc in sala Var: “Fischia, santo cielo”
Per comprendere la rilevanza giudiziaria dell’episodio, occorre ascoltare quanto registrato dai microfoni interni durante quella sfida. Mentre l’azione che portò al gol decisivo di Frattesi (sancendo un 2-1 per i nerazzurri) era ancora in corso, il Var Luigi Nasca si accorge che Duda è rimasto a terra a centrocampo dopo la gomitata. Nel tentativo di interrompere l’azione ormai in fase avanzata, l’assistente si lascia andare a un concitato “Fischia, fischia, ma fischia santo cielo…”, un’esortazione rimasta però inascoltata dal direttore di gara Michael Fabbri, il quale scelse di non fermare il gioco. Solo a risultato acquisito, la sala Var si concentrò sulla verifica della posizione del marcatore per il fuorigioco, trascurando la condotta violenta precedente; lo stesso Fabbri, spiegò poi a verbale la sua decisione sostenendo che il calciatore del Verona si fosse rialzato dopo il contatto per poi rimettersi a terra facendo leva su quella che definì “furbizia”. Un dettaglio, quest’ultimo, che ora risulta centrale per gli inquirenti, i quali stanno valutando se vi sia stata un’omessa applicazione del protocollo Var.
Caos ai vertici: indagati e la reazione dell’Aia
Mentre la procura procede con le notifiche per l’ipotesi di reato di concorso in frode sportiva – un reato che, come previsto dalla legge 401/1989, potrebbe portare a pene severe – l’Associazione Italiana Arbitri ha incassato il colpo e ha tentato di arginare il danno. L’Aia ha espresso “rammarico” per quanto emerso, mentre il presidente Antonio Zappi conferma di aver inoltrato immediatamente l’esposto di Rocca alla Procura Federale, un iter che però in ambito sportivo era già stato archiviato (non ritenendo sufficienti gli elementi a disposizione). Oggi il comitato nazionale è riunito per fare chiarezza e per nominare un successore ad interim in grado di traghettare la Can A e B verso la fine del campionato, cercando di isolare il terremoto giudiziario dalla quotidianità del campo.




