Inchiesta arbitri, Rocchi verso l'archiviazione: cadono le accuse sulle designazioni
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Redazione Sport
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L'inchiesta della Procura di Milano sul sistema delle designazioni arbitrali, che aveva scosso gli equilibri del calcio italiano, sembra avviarsi verso una conclusione ben diversa da quella che molti si aspettavano. L'ex designatore della CAN Gianluca Rocchi, indagato per concorso in frode sportiva, sarebbe prossimo a vedere archiviata la propria posizione.
A distanza di settimane dall'interrogatorio dello scorso 30 aprile, quando Rocchi si era presentato negli uffici giudiziari di Milano per poi avvalersi della facoltà di non rispondere, gli sviluppi delle indagini coordinate dal pm Maurizio Ascione – ora affiancato dal procuratore aggiunto Paolo Ielo in vista del trasferimento del primo a Roma – non avrebbero prodotto gli elementi di riscontro necessari per sostenere l'impostazione accusatoria in sede processuale.
Le partite sotto la lente e il nuovo invito a comparire
Il fronte dell'indagine si era recentemente allargato con l'inclusione di nuovi match nel mirino degli inquirenti. Nel nuovo invito a comparire notificato a Gianluca Rocchi era finita anche Inter-Verona del 3 maggio 2025: secondo l'ipotesi della Procura, la scelta dell'arbitro Gianluca Manganiello per quella gara sarebbe stata funzionale a evitare la direzione di Simone Sozza, ritenuto poco gradito all'ambiente nerazzurro.
La stessa accusa era stata estesa a Torino-Inter, disputata nello scorso aprile, nell'ambito di una strategia investigativa che cercava di ricostruire il presunto disegno criminoso. Tuttavia, nonostante il quadro accusatorio – che parla di frode sportiva "in concorso con esponenti della società Inter", al momento non identificati – si sia arricchito di nuovi episodi, gli inquirenti non avrebbero raccolto indizi sufficienti per dimostrare l'esistenza di interferenze fraudolente tali da alterare il regolare svolgimento delle competizioni.
L'evoluzione dell'accusa e i riscontri mancanti
Rispetto alla prima stesura delle contestazioni, il reato ipotizzato per Rocchi aveva subito una ridefinizione, ma le verifiche effettuate sui fascicoli non avrebbero fatto emergere prove concrete a sostegno della tesi della Procura. Il nodo centrale dell'indagine – ossia la presunta accettazione di interferenze esterne da parte del designatore per favorire determinate squadre – sarebbe rimasto privo di conferme documentali o testimoniali.
In particolare, l'elemento che aveva alimentato le prime ricostruzioni, legato a presunte comunicazioni anomale tra i vertici arbitrali e i club, non avrebbe trovato riscontro nelle intercettazioni o nelle dichiarazioni raccolte. La stessa scelta di Rocchi di esercitare il diritto al silenzio durante l'interrogatorio, lungi dall'essere interpretata come un indizio di colpevolezza, si è rivelata coerente con una linea difensiva che oggi sembra trovare conforto nella debolezza del quadro indiziario.
L'attesa per la decisione di fine luglio
La Procura di Milano ha fissato per la fine di luglio il termine per la scelta decisiva: rinvio a giudizio o archiviazione. L'orientamento che si va consolidando nelle ultime settimane, sulla base delle verifiche compiute dal pm Ascione e dal procuratore aggiunto Ielo, propenderebbe per una richiesta di archiviazione nei confronti di Rocchi. Le designazioni di Manganiello per Inter-Verona e per Torino-Inter, pur avendo suscitato più di un sospetto, non sarebbero supportate da elementi oggettivi che provino un accordo illecito finalizzato a condizionare il risultato.
La formula dell'"effetto dei rapporti preferenziali" evocata in fase iniziale dagli inquirenti, per quanto suggestiva, non avrebbe superato il vaglio della verifica giudiziaria.
Il ruolo della sala Var e la scomparsa delle "bussate"
Tra gli aspetti che avevano acceso i riflettori sull'inchiesta vi erano le presenze in sala Var e i controversi episodi di comunicazioni tra arbitri in campo e addetti alla tecnologia. In particolare, il tema delle cosiddette "bussate" – che secondo alcune ricostruzioni sarebbero state il tramite per pressioni esterne – è progressivamente scomparso dal dibattito giudiziario, non essendo state trovate tracce concrete di tali interferenze.
Le verifiche tecniche sui protocolli di comunicazione utilizzati durante le gare non avrebbero evidenziato anomalie significative, contribuendo a ridimensionare l'intero impianto accusatorio. La posizione di Rocchi, così, si avvia a una probabile archiviazione che chiuderebbe definitivamente il capitolo più delicato delle indagini milanesi sul sistema arbitrale, lasciando senza risposta le domande che avevano alimentato la discussione pubblica nei mesi precedenti.




